In evidenza

di Giovanni Torres La Torre

Si fa palpebra
foglia inquieta che cadendo
chiede per sua sete
una moneta da spendere,
un rifugio ultimo
che in vita resti anima
di memorabile conio,
oh regina di lontano impero,
profilo ancora ignoto
del tuo volto di luna!

Capo d’Orlando, Agosto 2019

In evidenza

di Giovanni Torres La Torre

Traccia armonica sale dalla risacca, trascura
ove l’orma ha dimenticato i passi
una energia di transiti,
in ordine e in disordine si confondono
nell’indolenza di lentezze che scrutano brandelli di ombre
alternanze in sussurri di saluti,
ma sono lontane le assenze di giorni
che a lunga luce hanno perso gli occhi
scrutando languori di orizzonte.

Anima presente con le sue forme
depone a pazienza di formica
ansie di parole perché segnalino
veliero in vista, o disgelo
di misura nascosta in ghirigori,
un volto sereno di voce
o suono.

A sera, e ovunque siano
gli ultimi varchi di luce
cercano la quiete di un nido,
una possibile dolcezza che declini
a fragili ciuffi di fiori,
a stanche vaghezze incurvate
alla pergola del glicine,
verso linee di colline i cui profili
si perdono nella spensieratezza
delle malinconie dell’infinito.

Capo d’Orlando, agosto 2019

In evidenza

di Giovanni Torres La Torre

Non sciupare, oh luna!, la tua luce
ora che nell’ultimo quarto
sulla strada compiuta dei suoi passi,
sostando ove una emozione chiama
ha rischiarato il sentiero
che nasconde uno specchio di sterpi.
Riflessa in illuminazione
una figura ha ridato alla vita
antichi incanti da svegliare.

Nel tuo notturno,
ombra di sensi primari
riprende il suo cammino.

Capo d’Orlando, Villa Piccolo, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Rifugiatosi in un palpito,
segreto di svelarsi cerca la luna.
Ha un sogno da confidare, ma perse le parole
non annuncia la carezza che tende ad altra mano,
eppure, un vagolare
segnala sotto quale balcone, quella notte,
petti di garofani gonfi d’amore
hanno aperto le tende alle stelle.

Dal sentiero che giunge dal mare
un coro di sirene sale alla tua soglia,
oh luna di amorosi rimpianti!,
recitando timori con fascino di remi,
suono dell’anima in soccorso
a braccia che attendono
in luoghi inesistenti, sino a quando
si annunciano arrivi di stupori,
improvvisi frammenti di visioni,
di presenze che gironzolano, tra le felci,
come prede che indossano tremore di cadenze di fiato,
sul pianoro ove improvviso incanto
ti invita ad un giro di tango.

Leggerezza di sorriso di direttore d’orchestra,
libera le labbra della luna che arpeggia
una cadenza, invita quella pena di segreto
a sverlarsi prima del compimento dell’ultimo quarto:
“Dopo, sarà troppo tardi”, si duole,
“e la brevità del viaggio non concede scampo”.

Capo d’Orlando, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Figure di tango vi amo!
tempi binari del Rio de la Plata,
d’Argentina o Uruguay, vi amo!

Fiori popolari di musica e danza,
alberi del cielo e parole e vite di amanti,
vi amo senza pudore!

Nessuno conosce di voi
nome di padre e di madre,
vi amo anche per questo!

Nessuno vide quale amore di sangue e sete cercò il fonte battesimale,
fu allora che la cecità del poeta vi bagnò con sale e acqua,
segnandovi col nome di Pensiero Triste Che Si Balla.

Noi, ora, eredi della bellezza mutante
di quel nome, e dei vostri anni di sorrisi e lacrime e nostri,
vi proclamiamo Patrimonio dell’Umanità.

Capo d’Orlando, Notturno di poesia, musica e danza.
Presentazione del libro “Bellezza Mutante”, di Giovanni Torres La Torre
Piazza Matteotti, venerdì 9 agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Soavità di silenzio sul mare,
ventaglio di petali di rose
sceso dalla collina in abitino viola
che si schiarisce nell’azzurro
a tenerezza d’onda in fioritura.
E’ un sollievo di carezza d’aria
che il gesto culla con trasparenza di velo
ricamato sul seno notturno delle stelle.
La parola che affiora dai giardini marini
è un godimento che indugia alla soglia della notte,
merletto di languida camicetta
alla risposta dello specchio
interpellato di chi fosse la più bella del reame.

Anche le pietre mostrano la loro anima
innamorata della polvere:
un profilo di carne in venatura di roccia
si fa mutante agli occhi che accarezzano
immagine eterna del bello di natura,
fuggitiva se di nuvola
e transeunte come abbaglio.

di Giovanni Torres La Torre

Si può anche fingere di non udirlo,
ma il suono che parla del tempo della vita
è già sera di istanti
che trattengono il fiato del borgo marinaro,
risonanza che si accarezza allo specchio,
e scruta l’attesa della mano.

Apre il suo gesto nel suono delle prime pietre
un desiderio di sete in sussurro,
ma poi, salendo bacia i volti nel verde di riva
con increspature di lusinghe,
improvvise agli occhi ma presenza perenne
nell’insenatura che accolse Ducezio.

Memorie di viaggi resistono ancora
su gelsi della collina di Calacta,
nel sonno selvatico del fico
e più in là, siepe dell’anima
nel silenzio innamorato del suo respiro.

A ben ascoltare, un garrire di rondini festose sotto la luna
cerca l’ultimo quarto che ancora nasconde la sua bellezza mutante.

La grande regina del firmamento,
amorevole amica di ogni dolcezza,
anche quando cambia vestitino e si tinge di nero,
sussurra: “Amiche belle,
tornate domani,
sarà altra festa!”.

Bella Costa, 12 luglio 2019

Bosco di CaroniaPh. Carlo Columba

Troverà il suo cielo ala di farfalla
alla collina
nell’ansia di partire
e in sua bellezza volitiva
con dolcezza di occhi
si farà rapire
dall’azzurro biancore dell’infinito.

Resteranno nella vigna
file incomposte di desideri svaniti
e in sogno
a recitare pagine di rimpianti
di quella vita.

Capo d’Orlando, in collina, 7 Luglio 2019

di Giovanni Torres La Torre

Sono foglie smaniose quando sentono
sotto il pelo della camicia
il martello di un battente sul noce innocente del petto.
Sussultano nel silenzio
l’echeggiare del ferro
e le voci che in supplenza
chiamano nomi.
Eppure, la ruggine di cuore alla toppa
aveva i grumi delle cose remote,
e i rovi, scalcinati negli occhi
di scasci di muratura,
senza più lacrime per piangere.

Capo d’Orlando, Biblioteca Comunale, 2 luglio 2019

Piccola galleria “Arte itinerante”

Aforisma del giorno:
Se il silenzio non si lascia accarezzare, corre al suo deserto

di Giovanni Torres La Torre

In quel camminare di tratti d’ombra,
a parlarci ed ascoltare, avventure mentali di eleganza
si connettono con gli orientamenti
di quelle bellezze di nervature di foglie
che amano però smarrirsi nei bordi
ove giungono, ai confini, per ritrovarsi.

Ti prende per mano, all’ultimo grappolo,
una stretta di carezza, e nei filari
delle sere, uno smarrimento di periferie esistenziali,
il fallimento della vendemmia
come se le parole di tutti gli alfabeti,
di innesti o potature non fossero state sufficienti.
In supplenza, ora, ritrovi in calice
di altro vino, una consolazione
come in nido che non vede altra residenza,
luogo quieto che fu di vita di raccolto
e poi, commiato di farfalla, inquietudini di ala
che veleggiano l’ultima collina
forse a cercare un’isola di silenzio con nome di vento.