In evidenza

Troverà il suo cielo ala di farfalla
alla collina
nell’ansia di partire
e in sua bellezza volitiva
con dolcezza di occhi
si farà rapire
dall’azzurro biancore dell’infinito.

Resteranno nella vigna
file incomposte di desideri svaniti
e in sogno
a recitare pagine di rimpianti
di quella vita.

Capo d’Orlando, in collina, 7 Luglio 2019

In evidenza

di Giovanni Torres La Torre

Sono foglie smaniose quando sentono
sotto il pelo della camicia
il martello di un battente sul noce innocente del petto.
Sussultano nel silenzio
l’echeggiare del ferro
e le voci che in supplenza
chiamano nomi.
Eppure, la ruggine di cuore alla toppa
aveva i grumi delle cose remote,
e i rovi, scalcinati negli occhi
di scasci di muratura,
senza più lacrime per piangere.

Capo d’Orlando, Biblioteca Comunale, 2 luglio 2019

Piccola galleria “Arte itinerante”

Aforisma del giorno:
Se il silenzio non si lascia accarezzare, corre al suo deserto

di Giovanni Torres La Torre

In quel camminare di tratti d’ombra,
a parlarci ed ascoltare, avventure mentali di eleganza
si connettono con gli orientamenti
di quelle bellezze di nervature di foglie
che amano però smarrirsi nei bordi
ove giungono, ai confini, per ritrovarsi.

Ti prende per mano, all’ultimo grappolo,
una stretta di carezza, e nei filari
delle sere, uno smarrimento di periferie esistenziali,
il fallimento della vendemmia
come se le parole di tutti gli alfabeti,
di innesti o potature non fossero state sufficienti.
In supplenza, ora, ritrovi in calice
di altro vino, una consolazione
come in nido che non vede altra residenza,
luogo quieto che fu di vita di raccolto
e poi, commiato di farfalla, inquietudini di ala
che veleggiano l’ultima collina
forse a cercare un’isola di silenzio con nome di vento.

di Giovanni Torres La Torre

E’ ancora lei, a piedi nudi e lieve nei polpastrelli di luce
a bussare alla vetrata dei fiori.
Ivi, petali di tante anime si consolano nei colori di Plinio
sulla guancia ricamata di un cuscino,
e, alla sera, nel saluto alla chiaria di prima
che già in confidenza con trame
di misteri notturni non si sottrae.

Bussa ancora, cercando riparo,
come quella volta rapita in camicia da notte
dal barbiere del paese, visionario lettore
di Miguel De Cervantes
quando declamava le sue follie
a malcapitati di una passata di barba.

Parte seconda


di Giovanni Torres La Torre

Larga e tranquilla nel gesto di una carezza
che ha dormito per tutta la notte,
la stella del mattino apre il concerto del mare.
La risacca incede con passo da sposa
e la sua spuma si fa trina e velo;
luce di bellezza erede della luna piena
annuncia la figura del giorno
con numeri e alfabeti e bolle di sapone
che cercano anime da abitare,
lasciate le infinite stelle ai loro sogni
e gli amanti intenti a tramare le passioni dei loro giorni.

Sinfonia del Mare era andata sull’Astro di Astolfo
a passeggio con un corteo di nuvole
e lumini incerti di palpiti di stelle;
alla prima che si accosta, lieve in scarpette da minuetto,
la bella amorosa chiede:
“Come mai da queste parti e in ore di sogni, amiche belle?”.
Una di quelle e con vezzo da operetta, rivela:
“Siamo in visita per onorare la tua luce;
c’è un granaio nell’Isola della Formica,
da quel grumo nascosto
a riva e per segrete gallerie giungono bianche giumente
cariche di frumenti per ingravidare la terra:
puoi illuminarci la strada
per la festa dell’accoglienza, oh amica dei misteri?”.

di Giovanni Torres La Torre

Vocazioni armoniche squillano con fiati lontani,
evocano leggende dell’anima, essenze fragili
di notturno di gelsomini
con eterna figura di orlo dorato
di collare di luna in cerca di lucciole
nel campo che sconfina verso il fiume
e le note del pianoforte di Gelsomino Senza Tempo.

Si può immaginare siano
traslazioni di note dell’anima,
trombe e flauti che vagolano per la valle;
nel sogno non si lasciano svanire
altre cadenze di bellezza immaginifica
di pitture con prati fioriti ed erbe medicinali,
di giallori di margherite e altre risonanze
di colori di Plinio.
Si può anche incontrare, da quelle parti di acque di mulino
un castagno con silenzi nascosti di ricci
o di altre siepi arabe
con intagli materni sui lenzuoli di lino,
o altri angoli di ricami in delirio
a raccontare una passione di volo di farfalla,
il salto veloce di una ninfa, nuda nel piede
al guado per altra riva.

di Giovanni Torres La Torre

Alle porte chiuse di Franco Blandi
nel 1° maggio 2019                        

Muto, il chiodo della ruggine
non allerta più il vicino di casa
anch’egli smarritosi
per le strade del mondo.

Non si ode il violino cigolare
al castagno delle porte,
non trema nell’angolo
la palpebra di luce al ritratto degli antenati,
né riposa il lievito
nella creta di antica eucarestia
coperta con foglia di fico.

 

di Giovanni Torres La Torre

C‘è ancora un silenzio nascosto di nidi
là dove erano caduti i ricci
con gli occhi riversi al cielo delle fucilazioni
e le foglie ramate d’oro dei nomi dell’epopea
ancora impiccate agli alberi delle strade
o pestate nei sottopassi urbani,
nei pagliericci intossicati di Via Tasso,
appese alla ruggine desolata dei lampioni
o braccate negli inverni delle selvaggine.

In ansia di abbracciare il ritorno dei loro nomi
addobbiamo altari di allori avendo ricevuto in dote
le ferite delle loro maglie di lana
sferruzzate dalle madri della speranza.
Vorremmo meglio capire cosa hanno ancora da dirci
che non abbiano tramandato,
oppure se quei sogni si sono incancreniti.

“Diario pubblico”
di Giovanni Torres La Torre

  – A Fatima Zara Lafram                                             
– Alle fanciulle che corrono per le strade del mondo,
Greta e Martina

Al ventre della Terra
che partorisce le spighe e il melo,
all’angolo divino del regno
che origina la sorgente,
ai passi che corrono i sentieri,
a Fatima per amore di sognare e vivere:
madri e figlie di ogni giorno
con voi le parole della poesia
celebrano i diritti di esistere
senza ferite.

Canta per voi la luce quotidiana
di Acqua, Aria e Terra, del loro ventre
che partorisce la spiga e il melo.

Capo d’Orlando Mare, Aprile 2019

MARCH 8th 2019
by Giovanni Torres La Torre

Incomplete and almost solemn the light of this day
returns where it had already been to brighten the flowers in the balcony
to listen to the music of a piano, wishing to get lost
in the mimosa names, of all old songs
when mothers hang out linens
and byzantine madonnas disguised as hazelnut pickers
ran around singing.
Others, as now, in deserts and on seas along barren thirsty paths
that had lost their sails and leaves and stars,
ravaged by tormenting nightmares
but still taking a bet on human games
to have enough to crave a tender dream again.

There is no other love you can worthily live
name of rivers, seas and mountains without imagining
the spell of a cry of love and insanity
to trust every woman with the world of divinity of their life,
mothers of sons felt among the whiteness of veils
or the hellish sharp and piercing cries of every slum,
gibberish of happy days flying without wings
and burning thirst sinking in waterless wells.