In evidenza

“DIARIO PUBBLICO”
di Giovanni Torres La Torre

Le stanze dei libri e delle parole non scritte:
il galloitalico e gli spartiti,
altri suoni di legni di telai, ricami di torrenti e fiumi,
alberi frangivento nei nomi donati dal grande arabo Edrisi
che venendo da queste parti chiamò saie e zagare
con la sua lingua, i suoi numeri e i mulini ad acqua,
le corali contadine all’anto e i suoni delle campane.

Riposano ora lemmi e quartare stefanesi,
muri a secco e balate dei costruttori della bellezza,
del paesaggio, del regie trazzere,
le amiche sacre della mitologia
e del latte per i nutrichi delle madri
senza orgoglio di seno contadino
illanguidito nell’ultima epopea di sconfitta.

In evidenza

“Diario pubblico”

di Giovanni Torres La Torre

“Se ami la bellezza allora amami“
Non ci mise niente di suo
evocando con monologo interiore
musiche di Clara
o forse sussurro di cigno
svelando in quel modo
e all’altezza del cuore
di volersi dissolvere, all’alba
gelsomino bianco, oh gelsomino bianco!
Complesse geometrie:
il tempo concesso
alla luce degli angoli
fu nel breve arco del niente
tra palpebra e carezza di palpebra
di gelsomino con l’ultima alba.
In quel viaggio
puoi ancora aspettare, oh solitudine di foglia!
almeno sino a quando e improvviso
un vieni con me, ti rapisco
ti porta in luogo
dell’anima che non conosce strada.


Capo d’Orlando, Forno Marina 6.10.2019

di Giovanni Torres La Torre

Sul mare
ove al canneto Nettuno ha donato il suo nome
e il Tirreno stende l’azzurro dei suoi lenzuoli,
la sera si è fatta miele.


Con un bacio sugli occhi, donando l’ultima luce
a vagheggiamenti di cammini di boschi
— sono in viaggi ali di cavalieri verso la luna —,
puoi tentare, volendo, di abbracciare
l’amore di una parola terrena,
i suoni della sua antica Scuola Poetica Siciliana
umiliata dagli ignoranti, e di quell’amalgama
di avverbi, plurali, dimezzamenti di consonanti,
stilemi di antico oro zecchino, sterpi ritrovati
e d’Arabia, con arsura nel petto e visioni di palmizi;
di Spagna e dei fiumi della patria lontana,
di cielo, di stelle e numeri, filosofia di divinità
nella lingua che venne e ci insegnò
a sognare altri mondi e astronomie.

di Giovanni Torres La Torre

Si fa palpebra
foglia inquieta che cadendo
chiede per sua sete
una moneta da spendere,
un rifugio ultimo
che in vita resti anima
di memorabile conio,
oh regina di lontano impero,
profilo ancora ignoto
del tuo volto di luna!

Capo d’Orlando, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Traccia armonica sale dalla risacca, trascura
ove l’orma ha dimenticato i passi
una energia di transiti,
in ordine e in disordine si confondono
nell’indolenza di lentezze che scrutano brandelli di ombre
alternanze in sussurri di saluti,
ma sono lontane le assenze di giorni
che a lunga luce hanno perso gli occhi
scrutando languori di orizzonte.

Anima presente con le sue forme
depone a pazienza di formica
ansie di parole perché segnalino
veliero in vista, o disgelo
di misura nascosta in ghirigori,
un volto sereno di voce
o suono.

A sera, e ovunque siano
gli ultimi varchi di luce
cercano la quiete di un nido,
una possibile dolcezza che declini
a fragili ciuffi di fiori,
a stanche vaghezze incurvate
alla pergola del glicine,
verso linee di colline i cui profili
si perdono nella spensieratezza
delle malinconie dell’infinito.

Capo d’Orlando, agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Non sciupare, oh luna!, la tua luce
ora che nell’ultimo quarto
sulla strada compiuta dei suoi passi,
sostando ove una emozione chiama
ha rischiarato il sentiero
che nasconde uno specchio di sterpi.
Riflessa in illuminazione
una figura ha ridato alla vita
antichi incanti da svegliare.

Nel tuo notturno,
ombra di sensi primari
riprende il suo cammino.

Capo d’Orlando, Villa Piccolo, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Rifugiatosi in un palpito,
segreto di svelarsi cerca la luna.
Ha un sogno da confidare, ma perse le parole
non annuncia la carezza che tende ad altra mano,
eppure, un vagolare
segnala sotto quale balcone, quella notte,
petti di garofani gonfi d’amore
hanno aperto le tende alle stelle.

Dal sentiero che giunge dal mare
un coro di sirene sale alla tua soglia,
oh luna di amorosi rimpianti!,
recitando timori con fascino di remi,
suono dell’anima in soccorso
a braccia che attendono
in luoghi inesistenti, sino a quando
si annunciano arrivi di stupori,
improvvisi frammenti di visioni,
di presenze che gironzolano, tra le felci,
come prede che indossano tremore di cadenze di fiato,
sul pianoro ove improvviso incanto
ti invita ad un giro di tango.

Leggerezza di sorriso di direttore d’orchestra,
libera le labbra della luna che arpeggia
una cadenza, invita quella pena di segreto
a sverlarsi prima del compimento dell’ultimo quarto:
“Dopo, sarà troppo tardi”, si duole,
“e la brevità del viaggio non concede scampo”.

Capo d’Orlando, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Figure di tango vi amo!
tempi binari del Rio de la Plata,
d’Argentina o Uruguay, vi amo!

Fiori popolari di musica e danza,
alberi del cielo e parole e vite di amanti,
vi amo senza pudore!

Nessuno conosce di voi
nome di padre e di madre,
vi amo anche per questo!

Nessuno vide quale amore di sangue e sete cercò il fonte battesimale,
fu allora che la cecità del poeta vi bagnò con sale e acqua,
segnandovi col nome di Pensiero Triste Che Si Balla.

Noi, ora, eredi della bellezza mutante
di quel nome, e dei vostri anni di sorrisi e lacrime e nostri,
vi proclamiamo Patrimonio dell’Umanità.

Capo d’Orlando, Notturno di poesia, musica e danza.
Presentazione del libro “Bellezza Mutante”, di Giovanni Torres La Torre
Piazza Matteotti, venerdì 9 agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Soavità di silenzio sul mare,
ventaglio di petali di rose
sceso dalla collina in abitino viola
che si schiarisce nell’azzurro
a tenerezza d’onda in fioritura.
E’ un sollievo di carezza d’aria
che il gesto culla con trasparenza di velo
ricamato sul seno notturno delle stelle.
La parola che affiora dai giardini marini
è un godimento che indugia alla soglia della notte,
merletto di languida camicetta
alla risposta dello specchio
interpellato di chi fosse la più bella del reame.

Anche le pietre mostrano la loro anima
innamorata della polvere:
un profilo di carne in venatura di roccia
si fa mutante agli occhi che accarezzano
immagine eterna del bello di natura,
fuggitiva se di nuvola
e transeunte come abbaglio.

di Giovanni Torres La Torre

Si può anche fingere di non udirlo,
ma il suono che parla del tempo della vita
è già sera di istanti
che trattengono il fiato del borgo marinaro,
risonanza che si accarezza allo specchio,
e scruta l’attesa della mano.

Apre il suo gesto nel suono delle prime pietre
un desiderio di sete in sussurro,
ma poi, salendo bacia i volti nel verde di riva
con increspature di lusinghe,
improvvise agli occhi ma presenza perenne
nell’insenatura che accolse Ducezio.

Memorie di viaggi resistono ancora
su gelsi della collina di Calacta,
nel sonno selvatico del fico
e più in là, siepe dell’anima
nel silenzio innamorato del suo respiro.

A ben ascoltare, un garrire di rondini festose sotto la luna
cerca l’ultimo quarto che ancora nasconde la sua bellezza mutante.

La grande regina del firmamento,
amorevole amica di ogni dolcezza,
anche quando cambia vestitino e si tinge di nero,
sussurra: “Amiche belle,
tornate domani,
sarà altra festa!”.

Bella Costa, 12 luglio 2019

Bosco di CaroniaPh. Carlo Columba