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di Giovanni Torres La Torre

Gli alberi offrono agli uccelli
luogo sereno di arpeggi,
salgono alle cime a prendere luce
o scendono ai passi dei conigli
diluendosi sui primi fiori.

L’ascolto tende al solenne,
alla gioia che torna
nel giorno di Proserpina.
Un coro tenta la sua strada,
indicandola al viandante
si stempera man mano che il sentiero
si allontana torcendo il passo
verso il ruscello che chiama
una presenza che consoli l’ascolto
del sussurro lieve.

di Giovanni Torres La Torre

Non è detto che le pietre
abbiano tutte la stessa storia,
poeti di tempi romantici
cantarono quelle delle macerie;
ad alcune di esse
divinità fluviali hanno dato
residenza provvisoria nei loro letti
affidando al sussurro dell’acqua
il corso della loro leggenda;
sono comunque e sempre nostre,
della vita e della morte.

di Giovanni Torres La Torre

Come se erano parenti intimi
un musicante e la Rosa Canina
si intrattenevano in lamentazione
dell’amicizia antica con il dipartito,
della sua vita bella e della morte.
A passo di fanfara, il primo trombeggiava
come se il corteo fosse tutto suo
e il pescatore morto di crepacuore
un pretesto per tirare in ballo
marcette funerarie di noti compositori.
“Andrà in paradiso”, motteggiò Rosa Canina,
“quaggiù era un dio del mare
e lo chiamavano Glauco, un gran signore!”.

di Giovanni Torres La Torre

L’infinito che cerchiamo
risiede nei giardini dell’anima
col nome di magica figura di astronomia
amica dell’avventura del navigante.
Le sementi di quella terra di desideri
dispongono di tanta innocenza,
in ogni zolla possiamo trovare una elegia
o il canto del grillo o della cicala,
la parola della fatica di vivere
e il suono di ogni altro crepitìo
quando il chicco si spacca nel cuore
per fuoco di avversi destini.

di Giovanni Torres La Torre

Guizzi di violini annunciano la primavera,
si accostano alla luce con carezze d’ali
in cerca del territorio della loro estate
folgoranti paesaggi tra elementi di natura e dell’anima,
simbiosi necessaria alla bellezza che giunge
da un silenzio emotivo nel bel mezzo di una sinfonia.
Da quelle parti della vita, scorre il fiume
di Federico III d’Aragona.

di Giovanni Torres La Torre

Complessità lenta di tante cose della vita
consuma i giorni;
le parole, a volte sorridono sensi di umorismo
ma quando un cielo azzurro si spalanca
invitandoti nel suo precipizio,
la lusinga si riprende la scena,
una vena di sangue riapre l’adagio musicale
e il bosco rinnova il fiato con un transito
di coro e sconosciute figure
di danza e di farfalle.

di Giovanni Torres La Torre

“La luna era lontana, a imbiancare parole d’amore!”,
esclamò la civetta dalla residenza nascosta tra intrecci vegetali
di incipiente primavera.
Non si udirono i colpi di accetta che stroncano in due
la colonna della dimora lasciando al notturno richiamo
vocazione di partire o restare.
In mezzo al guado, i due silenzi
sostarono agghindati e attoniti senza alcuna sillaba
che chiarisse il significato di quella cerimonia.

Resta ancora quella sospensione di notte incerta che confina
con la chiarìa della prima stella,
là che la melodia del fiume non smette di raccontare
storie del mondo e del paradiso vivente
di zolle definitive di sonno.

di Giovanni Torres La Torre

Ninfa della fonte conduce per mano
morbidezza di spuma,
goccia dopo goccia il fiume cresce negli anni,
apre le braccia quando s’allegra
salutando gli oleandri,
dalla parte che appare l’incanto
in carne di Venus di Milo
solenne nel marmo.

8 MARZO 2019
di Giovanni Torres La Torre

Incompiuta e quasi solenne luce di questo giorno
ritorna dove era già stata in visita ai fiori della veranda
ad ascoltare suono di pianoforte e col desiderio di perdersi
nei nomi delle mimose, di canzoni di una volta
di quando le madri sciorinavano lenzuoli
e madonne bizantine travestite da raccoglitrici di nocciole
si rincorrevano nei canti.
Altre, come ora, per deserti e per mari e per sentieri
smarriti di sete di vele e di foglie e di stelle
che non si vedono, devastate nell’incubo che le perseguita
e nell’umana scommessa di sapere ancora restare
capaci di un sogno di tenerezza.

Non c’è altro amore che si possa degnamente vivere,
nome di fiumi di mari e di montagne, senza immaginare
gli intervalli di un grido di amore e demenza
per confidare ad ogni donna la divinità terrena
della loro vita, madre dei figli percepiti tra candori di veli
o strilli di inferni nelle baraccopoli del mondo,
vaneggiamenti di giorni felici, che volano senza ali
e arsure che sprofondano in pozzi senza acqua.

Sinfonia del mare

di Giovanni Torres La Torre

Non c’è sosta allo svanire della luce
del vento appena giunto in sussurro
un lamento, quasi, che chiama
somiglianza vaga di cavallo bianco
avventurosa fuga
cui affidare parola di speranza
in cerca delle orme del senno perduto.

Calore di mani stringe nel saluto
arrivo e partenza di altra onda
confida silenzi
indaga da quale parte illanguidisce l’orizzonte
giudica che non possa ancora spegnersi
senza aver riferito messaggi di divinità
a rituali che accarezzano tenerezze
e giochi dell’infanzia lontana
che rincorrono fiumi.