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Silvia Ripoll e Giovanni Torres La Torre alla Casa delle Culture

Due artisti in tandem alla Casa delle Culture.

Testo tratto da acmed.it

Domenica 8 Dicembre 2019 alle 17:00 si inaugurerà la mostra bi-personale di Silvia Ripoll e Giovanni Torres La Torre.

Fotocamera, matite e pennelli si sposano con il computer per creare opere d’arte che emozionano e lanciano messaggi di fratellanza e sorellanza, per cancellare i confini che albergano nelle menti.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 31 Dicembre 2019.

Casa delle Culture, via Vittorio Emanuele II, 3/5, 98070 Acquedolci (ME)

Qui di seguito due testi appositamente scritti per presentare il concept della mostra:

In evidenza

di Giovanni Torres La Torre

Ci sono anche io,
con un libro da donare
e altre parole.

Ci sono anche io, cerco un libro
che sappia svelarmi
la bellezza che non conosco.

Ci sono anche io, e in solitudine
con la mia libertà cerco un fiato di memoria,
il nome di un amore.

Ci sono anche io,
con la mia chitarra
per intonare Bella Ciao.

Autunno di resti di ombre di stagione andata via
e che ora si perde
a margini di altri giorni di infiniti ricami.

Ciò che rimane
e’ luce ferita
a canneto che si sporge
improvviso sul mare
in attesa che appaia petto di luna
a illuminare spiragli di dimenticanza.

Da “Bellezza mutante” di Giovanni Torres La Torre , prefazione di Aldo Gerbino, in copertina opera di Silvia Ripoll, Plumelia, 2019

Libreria MONDADORI POINT, Capo d’Orlando

“DIARIO PUBBLICO”
di Giovanni Torres La Torre

Le stanze dei libri e delle parole non scritte:
il galloitalico e gli spartiti,
altri suoni di legni di telai, ricami di torrenti e fiumi,
alberi frangivento nei nomi donati dal grande arabo Edrisi
che venendo da queste parti chiamò saie e zagare
con la sua lingua, i suoi numeri e i mulini ad acqua,
le corali contadine all’anto e i suoni delle campane.

Riposano ora lemmi e quartare stefanesi,
muri a secco e balate dei costruttori della bellezza,
del paesaggio, del regie trazzere,
le amiche sacre della mitologia
e del latte per i nutrichi delle madri
senza orgoglio di seno contadino
illanguidito nell’ultima epopea di sconfitta.

“Diario pubblico”

di Giovanni Torres La Torre

“Se ami la bellezza allora amami“
Non ci mise niente di suo
evocando con monologo interiore
musiche di Clara
o forse sussurro di cigno
svelando in quel modo
e all’altezza del cuore
di volersi dissolvere, all’alba
gelsomino bianco, oh gelsomino bianco!
Complesse geometrie:
il tempo concesso
alla luce degli angoli
fu nel breve arco del niente
tra palpebra e carezza di palpebra
di gelsomino con l’ultima alba.
In quel viaggio
puoi ancora aspettare, oh solitudine di foglia!
almeno sino a quando e improvviso
un vieni con me, ti rapisco
ti porta in luogo
dell’anima che non conosce strada.


Capo d’Orlando, Forno Marina 6.10.2019

di Giovanni Torres La Torre

Sul mare
ove al canneto Nettuno ha donato il suo nome
e il Tirreno stende l’azzurro dei suoi lenzuoli,
la sera si è fatta miele.


Con un bacio sugli occhi, donando l’ultima luce
a vagheggiamenti di cammini di boschi
— sono in viaggi ali di cavalieri verso la luna —,
puoi tentare, volendo, di abbracciare
l’amore di una parola terrena,
i suoni della sua antica Scuola Poetica Siciliana
umiliata dagli ignoranti, e di quell’amalgama
di avverbi, plurali, dimezzamenti di consonanti,
stilemi di antico oro zecchino, sterpi ritrovati
e d’Arabia, con arsura nel petto e visioni di palmizi;
di Spagna e dei fiumi della patria lontana,
di cielo, di stelle e numeri, filosofia di divinità
nella lingua che venne e ci insegnò
a sognare altri mondi e astronomie.

di Giovanni Torres La Torre

Si fa palpebra
foglia inquieta che cadendo
chiede per sua sete
una moneta da spendere,
un rifugio ultimo
che in vita resti anima
di memorabile conio,
oh regina di lontano impero,
profilo ancora ignoto
del tuo volto di luna!

Capo d’Orlando, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Traccia armonica sale dalla risacca, trascura
ove l’orma ha dimenticato i passi
una energia di transiti,
in ordine e in disordine si confondono
nell’indolenza di lentezze che scrutano brandelli di ombre
alternanze in sussurri di saluti,
ma sono lontane le assenze di giorni
che a lunga luce hanno perso gli occhi
scrutando languori di orizzonte.

Anima presente con le sue forme
depone a pazienza di formica
ansie di parole perché segnalino
veliero in vista, o disgelo
di misura nascosta in ghirigori,
un volto sereno di voce
o suono.

A sera, e ovunque siano
gli ultimi varchi di luce
cercano la quiete di un nido,
una possibile dolcezza che declini
a fragili ciuffi di fiori,
a stanche vaghezze incurvate
alla pergola del glicine,
verso linee di colline i cui profili
si perdono nella spensieratezza
delle malinconie dell’infinito.

Capo d’Orlando, agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Non sciupare, oh luna!, la tua luce
ora che nell’ultimo quarto
sulla strada compiuta dei suoi passi,
sostando ove una emozione chiama
ha rischiarato il sentiero
che nasconde uno specchio di sterpi.
Riflessa in illuminazione
una figura ha ridato alla vita
antichi incanti da svegliare.

Nel tuo notturno,
ombra di sensi primari
riprende il suo cammino.

Capo d’Orlando, Villa Piccolo, Agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Rifugiatosi in un palpito,
segreto di svelarsi cerca la luna.
Ha un sogno da confidare, ma perse le parole
non annuncia la carezza che tende ad altra mano,
eppure, un vagolare
segnala sotto quale balcone, quella notte,
petti di garofani gonfi d’amore
hanno aperto le tende alle stelle.

Dal sentiero che giunge dal mare
un coro di sirene sale alla tua soglia,
oh luna di amorosi rimpianti!,
recitando timori con fascino di remi,
suono dell’anima in soccorso
a braccia che attendono
in luoghi inesistenti, sino a quando
si annunciano arrivi di stupori,
improvvisi frammenti di visioni,
di presenze che gironzolano, tra le felci,
come prede che indossano tremore di cadenze di fiato,
sul pianoro ove improvviso incanto
ti invita ad un giro di tango.

Leggerezza di sorriso di direttore d’orchestra,
libera le labbra della luna che arpeggia
una cadenza, invita quella pena di segreto
a sverlarsi prima del compimento dell’ultimo quarto:
“Dopo, sarà troppo tardi”, si duole,
“e la brevità del viaggio non concede scampo”.

Capo d’Orlando, Agosto 2019