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Di Giovanni Torres La Torre

In memoria delle vittime della Shoah,
di Paw Adamowicz assassinato dal lupo mannaro
sovranista e populista che si aggira per l’Europa

“Non c’è vita senza memoria ”,
così inizia a parlottare il vento
giunto da lontananze di barbarie,
Auschwitz ed altri inferni
presi in cura da quel regno del male
che progettava la more.

Lo aspettano parole di benvenuto,
gli ovali delle opaline dei cimiteri
incastonati nel freddo della luna,
la disperazione del maestro del paese
per la vita breve delle sue scarpe,
la penna e il calamaio a cui il ventennio
tolse la parola che recitava poemi.

“E’ la memoria che parla ancora
alle ore lievi, alle ceneri della Shoah,
ma quegli inferni premono alle porte
con altro fuoco”, sussurra ancora la voce,
lasciando angolo dopo angolo
ombre di passanti, ogni piccolo mondo
a pensare alle proprie colpe.

“Diario pubblico”

“Ti sono grata”, sospirò la parola alla foglia
ancora appesa all’autunno.
“La tua Bellezza aiuta a vivere,
il dono che offri è un delicato
ed eterno sentimento”
.
Il silenzio si fece desiderio di musica,
in voglia di festa, di ballare
con la luna, alzare le braccia
svolazzare le gambe sotto la gonna.
“Non è una tristezza se agli occhi di nessuno,
c’è la luna, con peluria di luce”, continuò la voce,
“e cerca un ritmo di tua natura”
.
Fu allora che quella tremò,
chiamata in causa per quell’eterno,
rimase in ansia di stella mattutina.
Quando sghignazzò il gallo alle campane del paese
ancora rimbambite dal sonno,
al giorno pieno venne la sua ora:
febbricitante tutta la notte,
decise di scendere dal castagno
alla ricerca di quel sentimento.

“Oh tremito meraviglioso!”, sussurrò
evocando Federico Garcìa Lorca,
ma la luna era già andata a dormire portandosi in compagnia
altri versi del poeta:
“Beati quelli che nascono farfalle
o hanno luci di luna nel vestito!”
.

Capo d’Orlando, Dicembre 2018

“Diario pubblico” di Giovanni Torres La Torre

Vi amo, tremore di foglia,
emozione di palpebra
il vostro nome è Bellezza.

Quando si spengono i lampadari nel teatro dei giorni
l’altra luce che appare da dietro le tende
è ancora Bellezza.

Vi amo, bellezza che recita la finzione
rifugio dell’anima, della sete che rimane,
sangue che macchia gli inferni del mondo.

Vi amo, Bellezza del seme, fatica di zolla e dolore di frumento
oro che adorna splendore di grano saraceno
ladrocinio di Verre nelle terre dell’Impero.

Nel 70º anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani

Diario pubblico di Giovanni Torres La Torre

 

Vi cerco, groppi di sete e fame,
tiranni dei continenti
fiumi di fogne;

vi cerco, porte sbarrate
urlo nelle scale
segnali che negano chicchi di grano;

vi cerco, filo spinato
altari senza calici
e lame che fremono al cuore dei santi;

vi cerco, briganti di passo,
untori delle terre dei fuochi
e contrabbandieri di veleni;

vi cerco, biscazzieri di Stato
predoni e mercenari,
mezzani di tresche e losche faccende;

vi cerco, monete false,
calendari senza feste
tamburi di morte;

vi cerco, carcerieri della parola,
piromani di roghi di libri,
macellai di chi scrive e di chi legge;

vi cerco, voci di lusinghe,
respiri di iene sulla carne dei bambini,
infami carcerieri di nidi innocenti;

di Giovanni Torres La Torre

Annunciano nome di poesia, ma non scorgi fiore stellare,
è lontana la radura del bosco di montagna
ove si nutre Centaurea minore di Chirone,
di quando curò dolore di ferita all’anima.
Fiancheggiano il fiume erbe per intrecciare ghirlande,
là, tra orme a grumo di fango,
un passero cerca sollievo alla sete.
Spirito di Mania dilaga un fiato di scirocco,
lentamente si defila verso il mare
cercando qualcosa che manca, forse stupore
di richiamo di suono, più lontano,
a limpidezza d’acqua capace di donare la sua lacrima,
ad aloni di miracoli di azzurri bianchi cieli
di cieli di nuvole, a scendere verso i ruderi
del ponte romano dell’antica Consolare,
là che un cedro solitario resiste in vita,
soggetto alla sfera astrale di Giove
e custode di ultime zolle.

di Giovanni Torres La Torre

Torneranno a raccontare il viaggio
con toni di Ballerina gialla e Falco pellegrino,
di altri richiami incantanti cari al poeta.
Sentiremo anche dire di cori
del Maestro Olivier Messaien,
del cielo fattosi lago sui tetti dei paesi dimenticati,
dei fiumi, dei canneti e delle terre di antichi frumenti,
di cori, lecci e corbezzoli
e sugherete delle Caronie, terra di fatica contadina.

di Giovanni Torres La Torre

A figure ancestrali
di visibilità mutanti

Non più rosso chiaro di violaceo di rupe,
né le delicate ombre e il canto
e la tana scura del tuo sonno, oh Thaina!,
ma visione sporca di polvere,
modello esemplare di bruttezza.
Ove erano abbozzi di animali sacri
e candelabri,
ivi sovrastano voragini che hanno violato
colonne di cattedrali, di quando
ascoltavano scorrere le voci divine di Ghida,
ruscellare cori di tutte le stagioni
in venerata compagnia.

di Giovanni Torres La Torre

Accarezza il fiore della trama,
aspettando l’alba si intenerisce il telaio:
filo per filo nel pettine,
danza di piedi e mani e di navetta,
intreccio di spole colorate;
ma quando, al punto giusto lascia la mano
e il tac-tac si incanta,
la semplicità del silenzio scruta altro alone,
amorevole presenza di lontananza di volti
e rughe di ricami.
Ancora una volta, la luce riappare,
luminosa metafora
dell’ombra; profumo nascosto di gigli
in lode a malie di coro, fugge
dai silenzi del convento delle carmelitane.
Di quel che rimane, altra sete si adagia
su fuochi spenti, si fa pietra di focolare,
ciglio di memoria poco indulgente
come se la vita passata fosse una colpa,
e gli amori senza più voce
rimpianti da consumare: sono i momenti del desiderio,
di quando il non detto cerca ancora eredi,
reclama la presenza di parole conclusive,
una distanza che si avvicini e prenda per mano
il viandante, stelo di origano in vertigini di falco,
fanciullo del vicolo che non riesce a sognare.

di Giovanni Torres La Torre

Zolle d’autunno
stringono margheritine dorate
ancora vive,
custode dell’ultima spiga smarrita
tepore di nido accarezza la bocca
della rosa settembrina.
In breve sussulto, volto di altra spina
indugia sulla strada di Venere
in transito sul Sole
con riflesso argentato di specchio.
Sciolte, le chiome del salice
con voce amante tra rami di più luce
svelano natura di pianta cara a Saturno,
fortuna di rabdomanti
nella divinazione di bacchetta magica.

Giovedì 16 Agosto 2018 in Piazza Municipio a Capo d’Orlando avrà luogo la manifestazione “Notturno di poesia e musica”, presentazione della raccolta di poesie “Desiderio di chimera si sublima” di Giovanni Torres La Torre, con omaggio dell’Autore a Giovanni Granata.

Presenterà il libro Carla Biscuso, filologa e critico letterario, con letture di Donatella Ingrillì, alla presenza dell’editore, Gioacchino Onorati. Previsto anche un omaggio di Silvia Ripoll Lopez a Federico Garcia Lorca.

Musica: Nino Milia (chitarra classica), Cettina Fabio (voce), Santo Azzolina (violoncello), Daniela Giaimo (flauto traverso)

Conduttore: Antonio Puglisi, direttore di 98zero