“Diario pubblico”, di Giovanni Torres La Torre
Non si rintraccia nel panorama della produzione artistica tramite fotografia, una così chiara impronta come nella personalissima modalità che propone Silvia Ripoll Lòpez nella prima esposizione di sue opere.
In altre occasioni abbiamo definito i suoi ritratti “visibilità mutanti con seconda pelle”, oppure, citando Rainer Maria Rilke, ricordato quanto ebbe a scrivere ne I quaderni di Malte Laurids Brigge: “C’è un’infinità di uomini, ma i volti sono ancor più numerosi poiché ciascuno ne ha più d’uno”.
Dal 14 al 28 Luglio, nella pinacoteca comunale di Capo d’Orlando – Spazio LOC, saranno in esposizione quaranta disegni preparatori per la realizzazione di opere di Giovanni Torres La Torre, sul tema “Il paesaggio e la bellezza; arte per arredo urbano e paesaggistico”.
In un territorio nel quale i cammini delle grandi civiltà hanno lasciato tracce rilevanti – un immenso patrimonio, in itinerari che si snodano dal teatro greco di Tindari sino agli estremi lembi dei Monti Nebrodi, Tusa -, può anche sembrare ambizioso un progetto di abbellimento con opere d’arte moderna, in acciaio e marmo: non è invece così se si considera, anzitutto, che ogni epoca propone una propria “espressione”, segno di creatività nei termini dell’ evoluzione delle arti visive.
di Giovanni Torres La Torre
Ai nomi delle barche
Carte di bordo sono rimaste
nel silenzio che erano,
ma gesto di mano scruta ancora l’orizzonte
senza sapere chi cercare.
Bambini giocano sul lato d’ombra di barca
che si fregia ancora di nome innamorato
ma in età di dimenticanza.
Nessuno si cura di loro
come fossero indolenti farfalle
o tracce di vita andata:
antichi sugheri cullati dalla spuma
e reti senza più voglia di mare,
insieme a occhi distratti,
abbracciati nell’abbandono
tra i vivi rimasti
non chiedono del loro domani.
di Giovanni Torres La Torre
Si abbaglia di azzurro rossastro
la quiete del mare
prima di salutare la fine dell’incanto,
ma quando l’orizzonte abbraccia l’ultimo sole
accarezzandogli la fronte
– quelle mani offrono
tremore innamorato –,
sospirano anche i gelsomini
nei loro vestitini bianchi
mentre tra rami di gelso
si corteggiano uccelli,
altri libertini, invece, svolazzano per le pitture del cielo.
COME LE FOGLIE25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE Si sfilaccia il bel racconto Capo d’Orlando, Aprile 2018 |
di Giovanni Torres La Torre
Sognatori di mondi
implorano la fiamma che oscilla
a solitudine di volti,
perché vegli ancora, con dovere di memoria
quando all’ombra sua non più sola
lampa consunta si velera’
con lenzuolo d’ombra.
Era stata bellezza di fiore
quella volta che apparve
Persefone mutante nel nome
quando squarciò le tenebre
e si fece luce a silenzio di gemme,
luminazione di colori
che dettò i nomi dei fiori.
Non è dato sapere quale stupore
colse i ritratti sbiaditi nel sonno.
L’ANIMA DELLA POESIA È LA PAROLA
di Giovanni Torres La Torre
Non è facile il respiro della parola
quando intreccia altri fili
non riconducibili al bandolo della matassa
che va dipanando per dotare Arianna.
Se l’ordito parallelo che la sua ombra ricama
non riceve in mezzo il filo che trama,
la parola che sorride si disincanta
e più non sente i suoni dei legni del telaio,
non comprende se corre altra seta
per arte di abbellire improvvisa visione
di architettura di ragno,
impareggiabile tra le forme più belle
che una qualche sapienza ha creato.
di Giovanni Torres La Torre
Il silenzio si fa voce,
è, forse, Rainer Maria Rilke:
“Non mi era mai capitato di accorgermi,
[…] di quanti volti ci siano.
C’è un’infinità di uomini, ma i volti sono
ancor più numerosi perché ciascuno ne ha più d’uno”. ¹
Il poeta ha finito di riempire l’ordito
con nuovi profili notturni,
dolenti e oscuri,
dorati con cime di foglie.
