Da qualche parte del borgo marinaro

di Giovanni Torres La Torre

Ai nomi delle barche

Carte di bordo sono rimaste
nel silenzio che erano,
ma gesto di mano scruta ancora l’orizzonte
senza sapere chi cercare.
Bambini giocano sul lato d’ombra di barca
che si fregia ancora di nome innamorato
ma in età di dimenticanza.
Nessuno si cura di loro
come fossero indolenti farfalle
o tracce di vita andata:
antichi sugheri cullati dalla spuma
e reti senza più voglia di mare,
insieme a occhi distratti,
abbracciati nell’abbandono
tra i vivi rimasti
non chiedono del loro domani.
Da qualche parte, tra ninnoli di antenati
accarezzati dalla polvere,
si nascondono lettere strette con legacci
di marinai imbarcati in addii dolenti,
o ritratti appassiti di pescatori
i loro profili meritano medaglie –,
che riposano il meritato sonno di lupi di mare,
in figure adagiate con le spalle al muro di calce, sulle mensole,
a bordi di specchi un tempo ridenti,
ora rosi nell’argento sdentato che sbava:
tutti stentano a recitare un ricordo
di spuma e salsedine
ma si affannano a vivere il brusio dell’onda,
il suono che chiamava
con voce di rimpianto l’incerto orizzonte,
la trasparenza azzurina degli occhi
svaniti tra le stelle
e del cristallo rosato del vino controluce,
l’andatura felpata
quando svolta l’angolo metafisico
di una pittura di De Chirico.
Ma quando non ci saranno più confini
e visibilità mutanti inizieranno a patire il bacio dell’acqua,
e anche il teatro delle ombre
avrà perso voglia segreta
di una fisionomia, piacere intimo di un suono,
smarrita l’ultima strada,
e anche la luce cercherà rifugio
in cono improvviso d’ombra,
solo allora rimpianti di leggende
si spegneranno in frantumi di parole.

Porto Turistico di Capo d’Orlando, Aprile 2018

This entry was posted in Poesia.

La tua email non sarà pubblicata. Nome ed email sono campi obbligatori.