Da Aleppo a Lampedusa nella Giornata della Memoria

DA ALEPPO A LAPEMDUSA
NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA
di Giovanni Torres La Torre

I
Da Aleppo a Lampedusa
un lamento di voce si sgomenta:
– Avete visto un bambino
vestito di bianco?
Tra le macerie che sfarinano,
città della morte, per le strade
corrono voci in cerca di volti
e nomi che più non rispondono
agli orientamenti delle strade
che si sono perse tra le fiancate dei palazzi
il vuoto delle vecchie piazze
gli scheletri amputati degli alberi
le vetrate violate degli ospedali e delle scuole,
le ombre bianche che oscillano
senza più voce per piangere.

II
– Avete visto un bambino
vestito di bianco?
Danza la morte sui corpi nudi dei portoni,
si affaccia sventolando lenzuoli
alle ultime finestre, infiltrando qua e l
un urlo inutile nelle sconnessioni
che luccicano frammenti di vetri
brandelli di carne della vita che c’era.
Non bastano veli a coprire la morte
occhi di paura, e non c’è solitudine
che non sia urlo che sconfina.

III
– Avete visto un bambino
vestito di bianco?
Lontano dalle macerie oscillano le foglie,
Lampedusa guarda il mare
mentre i giorni e le notti sono di pane e sonno
scarpe da sanare, braccia da tendere
un frutto da mordere, corone di spine
e fiori per gli amori quotidiani
o di lutto, nei giorni del rullìo dei tamburi
o del terribile silenzio
nei piccoli cortei del lungo viaggio
o nelle passeggiate con testimoni conoscitori
dei nomi degli uccelli, delle barche
dei pesci, degli antenati dell’isola.
Qualcuno, tra gente di mare
lettore dei punti cardinali e delle mappe,
vaneggia di un arpeggio che stringe il cuore
del mondo in agonia e per mano di tiranni.

IV
– Avete visto un bambino
vestito di bianco?
E’ la tragedia del nostro tempo,
che si sgola implorando la risposta,
ma giunta dalle parti di questi monti
la stagione dell’allodola,
anche tu, o luna!, lasciati i luoghi di terra
e vagabonda, ti offri ancora a questo luogo di mare
e al vento, per accogliere altri corpi
senza notturno di ghirlande.
Altri sono rimasti nei fondali del Mediterraneo
tra reperti di antichissime civiltà,
glorie di imperatori, profili di regine
e stanchezza di legni, fisionomie concluse
per il lungo sonno,
al riparo nel ventre materno.

V
– Avete visto un bambino
vestito di bianco?
Ivi non giunge l’eternità musicale
della voce di una madre in cerca del figlio
o quando lo piange:
– Figlio, o figlio mio, il cuore mi attorciglio,
cosa ti hanno fatto che meritavi?
Non giunge il suono di lacrime di cielo
che ascolti battere sulle lacerazioni
delle lamiere delle baraccopoli, ove si rifugiano
forme di dolore, anime con volti che hanno perso i nomi,
bocche aperte che hanno rosicchiato le ultime pannocchie,
altre, nei rantoli estremi, perse le labbra nelle pozzanghere,
occhi che non cercano più un luogo per riposare,
un angolo di pietà e silenzio
né ricordano più le parole delle preghiere
i nomi dei figli che hanno smesso di cercare,
rosa l’ultima carne, già crosta che nutre i vermi
che hanno già sfumato i colori e i ricami,
i bei fiori e i frutti dell’antica civilt
del Mediterraneo.

Capo d’Orlando, 30 Settembre 2016

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