ARABA FENICE
Pungitopo, 2016
“Nel 1975, alla consegna del premio Nobel, Montale pronunziava un discorso dal titolo quanto meno scabroso e poneva inevitabilmente una questione: È ancora possibile la poesia?”
ARABA FENICE
Pungitopo, 2016
“Nel 1975, alla consegna del premio Nobel, Montale pronunziava un discorso dal titolo quanto meno scabroso e poneva inevitabilmente una questione: È ancora possibile la poesia?”
PRIMO MAGGIO A PORTELLA DELLA GINESTRA
di Giovanni Torres La Torre
I
Canti antichi di falciatori di frumenti
vociferano verso margini segnati da giacigli di rovi.
A Portella della Ginestra nel giorno della festa
stornellano chitarre e fisarmoniche
ma ecco improvviso sulle tovaglie del pane
il piombo assassino dei briganti.
25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE
di Giovanni Torres La Torre
Non abbiamo dimenticato i loro nomi,
i colori degli occhi
rimasti nei ritratti di famiglia,
i gesti che cercano soccorso
e le madri nella disperazione di chiamare;
non abbiamo dimenticato
le braccia dei padri
che sottraggono ai calcinacci
delle città devastate
sagome di bambini,
a Palmira, Cobane e altri inferni
di un continente in guerra.
OTTO MARZO 2016:
NON È GIORNO DI FESTA, AMOROSO FIORE!
di Giovanni Torres La Torre
I
Non salpano più bastimenti con nomi di regine
e per mari sconosciuti,
lunghi viaggi ai quali si confidava
la speranza di un destino.
Il nome di fiore
che generosa madre donò alla luce,
una voce amica ora lo evoca
nel tempo di altre fughe
per non smarrire la nostra umanità,
le parole che ricordano
chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
PER CHI SCRIVE IL POETA
NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA
di Giovanni Torres La Torre
Si scrive anche per gli altri, o soprattutto,
vivi o morti che siano
o frutti che nasceranno
dai fiori a mal partito nel gelo notturno.
Fiori del male? ossessioni della memoria?
immaginifiche visioni?
Il loro profumo, nel ricordo del gelsomino
al paese della madre, anche di notte, soave di bianco
spiava il sonno. Altri ancora,
quando perdevano le foglie, per lunga sete
si spegnevano nei petali, veline ingiallite
per ardore di lume.
“La sua memoria era un archivio formidabile”, ha scritto Eugenio Scalfari. Il nome della rosa fu un successo planetario, tradotto in quarantacinque lingue. Ora che se n’è andato, centinaia e centinaia di milioni di lettori, rileggendo le parole di tutti i suoi libri, non si sentiranno soli.
EPITAFFIO PER UMBERTO ECO
di Giovanni Torres La Torre
Non sono stanche le sue parole
in questa notte che le riflette
nello stupore di uno specchio
al cui argento la vita si sfarina
e in visita – chi va là? –
IN MORTE DOLOROSA DI GIULIO REGENI
di Giovanni Torres La Torre
I
Ci saranno altre occasioni
quando vorrai ancora una volta
parlare della vita di questo tempo,
dei tuoi sogni,
dei laghi, delle montagne e dei fiumi
lasciati come orme di dolorosi e felici sentimenti
di un giorno qualunque,
rimpianti di un solo momento
o lunghi incanti di amori lontani:
E’ implicita nell’omaggio al grande poeta spagnolo, la predilezione di Torres per le atmosfere barocche, i pregi della poesia pura che il Nostro coniuga con un suo personalissimo stile immaginifico e surreale e con altrettanto impegno civile, come abbiamo potuto riscontrare nella precedente raccolta, Luna Visionaria, ed. Prova d’Autore, dedicata ad un altro grande poeta spagnolo, F.G. Lorca.
SULLE VERTIGINI DEL GRANDE ALBERO
di Giovanni Torres La Torre
Omaggio a Luis de Góngora
Sulle vertigini del grande albero
gli uccelli modulavano il respiro del canto
tra fronde a punto di bel ricamo
e rame battuto per lamine dorate.
Ivi è ora tempo di altre assonanze
che evocano sinfonie e rimandi
degni di montagne elevate
tra echi sacri di gentile richiamo.
SOLITUDINE DELLA LUNA
GENEROSA DI MISERICORDIA
di Giovanni Torres La Torre
“Apritemi le porte della giustizia”.
Papa Francesco Bergoglio
Trattengono il fiato le foglie
nell’ascolto di una voce,
linea di canto sull’orizzonte delle chiome
di castagni arroccati sugli alti mondi
di cieli umidi di boschi.
CANTO PER VALERIA SOLESIN
E’ tempo di massacri (parte seconda)
di Giovanni Torres La Torre
Venite a vedere i morti per le strade.
P. Neruda
Un minuto di infinito silenzio
il giorno dopo.
I garofani rossi hanno abbassato le palpebre
sullo stelo infisso nella ferita del muro
ove mano pietosa aveva sostato
ritraendosi nel pianto.