Omaggio a Cécile Kyenge

ANTICO  SPECCHIO
di Giovanni Torres la Torre

Lieve preme una luce
antico specchio dei bambini
nati nelle pianure delle erbe del mondo
o nei deserti della sete i cui orizzonti
tremano finzioni di acque
oasi di ristoro prosciugate dalle carestie.
Le terre delle nostre colline
che si affacciano con balconi infiorati
hanno la luce del mare negli occhi dei pargoli
e spesso bei nomi che evocano
profumi di biancore
chiome impareggiabili di oleandri e zagare
che adornano piazze e strade
del paese natale.

LA VISITA
di Giovanni Torres la Torre

in memoria della sorella Maria

Mani commosse trattengono le carezze
al marmo che incastona intento nel suo opale
il ritratto che soccorre un tremito di pianto.
Ombra di figura della vita presente
in quella terrà di lievità si aggira
incontrandone una di bel portamento
che della vita fece sfinimento
e nel regno di quell’orlo si ritira.

I VERSI DELLE CICALE
di Giovanni Torres la Torre

Quando assillano le colline
nello splendore che acceca le pietre
le cicale raccontano rimpianti di terre dimenticate.
Falciatori di messi e lettori di poesie
ultimi cantori
ascoltano la bellezza delle parole
che si rincorrono a piedi nudi
senza mai potersi toccare
tra i canneti dei fiumi dell’anima
a perpetua dannazione di cui non conoscono il peccato
rimasto mistero esclusivo della dea che donò l’acqua dell’incanto.

MALEDETTI

di Giovanni Torres La Torre

 

Vi diciamo della nostra inquietudine, delle luci edelle ombre

che il fuoco brucia

sbarrando gli ultimi indugi

a impossibili sogni che anelano invano al divino

nel tempo crudele che respinge i passi dell’ospite straniero.

Almanacco Siciliano 2012

Illustrazioni di Giovanni Torres La Torre

 

 

21 marzo 2012, festa mondiale della poesia proclamata dall’UNESCO.


PERDUTO MIELE
di Giovanni Torres La Torre

I
Luce dolce
che fa velo e poi ombra
ma quando del tutto è notte
la vita cos’è?
ultima boccata d’aria sulla porta
ad affacciarsi ancora
sul respiro del mare.

UNESCO, 21 Marzo 2011

Per la “Festa mondiale della poesia”

 

ADORATA TIGRE

Io che c’ero

sentivo che gemendo

mi chiudevi la bocca

lingua di mare senza possibile ritorno

                                                      una spuma lambiva i giardini

                                    turbati nel sonno.