di Giovanni Torres La Torre

agli artisti
e ai curatori della mostra

 

Alla casa dei libri e della “Vita e paesaggio di Capo d’Orlando”,
si ricordano ancora i nomi dei Carusi di Tono Zancanaro,
ora in età grande, e di altri partiti per un lungo viaggio.
Oggi è in mostra un’altra vita e un altro paesaggio, con foto d’arte.
Entrando, si sporge nel saluto dalla targa che lo richiama,
il nome di Federico García Lorca, – geme il gelsomino
in sua memoria, con gli occhi ancora chiusi,
assente il biancore dell’innocenza e dell’inquietudine –.

BELLEZZA DELL’ANIMA, DELLA PAROLA E DELLA STORIA
di Giovanni Torres La Torre

 

Si fa bellezza la memoria,
patrimonio della parola
che dipana e avvolge il filo di Arianna,
instabilità poetica nel tocco
delle campane del mondo,
di quando, anche al paese antico degli antenati
rievoca i nomi che salgono e scendono dalle valli,
sentieri segnati dai passi degli armenti,
i cortei dei vivi e dei morti,
montagne di Edrisi,
bordoni di fiori e alberi,
sorgenti nascoste che giocano con altri nomi arabi
nelle pale dei mulini ad acqua,
saie che fuggono dai canneti verso la sete dei giardini
lasciando in meritata solitudine
costoni di faggi e castagni del bosco della memoria.
Altri suoni esplorano le terre dell’anima
e della storia,
le inquietudini dell’eterna tragedia greca,
gli amori e le passioni dei castelli normanni,
aragonesi e bizantini con insegne di alfabeti,
lontano passato che non si dissolve
e ci conduce per mano
al sacrario di altra terra.

di Giovanni Torres La Torre

 

Nella casa dei libri
e del gelsomino in memoria di Federico García Lorca,
pagine sopravvissute ai giorni invitano a un concerto
sfogliando numerazioni in cerca di lodi agli spartiti
di violino e pianoforte, consegnati da W. A. Mozart
al patrimonio immortale della bellezza,
armonioso suono dell’universo ritrovato nel paesaggio
di quando fu luce primitiva di firmamento,
incanto e tempesta, acqua che dirupa e deserto,
furia di vento e gemma generata da zolla dolente,
arca della leggenda che avvista la terra della salvezza.

di Giovanni Torres La Torre

 

La fotografia di Silvia Ripoll López
nasce da una immaginazione di insolita eleganza,
archetipo di esperienza figurativa
nella riproposizione di un vissuto
le cui figure si ritrovano concluse
nell’armonia di un arazzo,
trama di musulmani di Spagna.


di Giovanni Torres La Torre

Il gozzo di Caronte ha già traghettato
lasciando ad altra riva lontananza azzurra d’acqua,
lentezza di rema, sonno di pesci
e nome di barca intenti a guardare
punto vagante, tramonto che in cuor suo
ti accompagna all’ultimo scalone,

di Giovanni Torres La Torre

La luce possiede la sinfonia del bosco e del mare
il teatro degli uomini e delle cose
le parole che cercano il silenzio
quando si sospendono ad ascoltare
il racconto di Giovanni Granata
i flauti della memoria che l’accompagnano
e tramandano lontananze
il bosco della memoria
con gli uccelli di Daniel Messiaen
i fiumi dell’infanzia e altri luoghi
le cui ombre scorrono in lente sospensioni
lamenti di canto della voce dono di madre
nel latte delle erbe della terra natale
lungo il viaggio che muta la vita
di ogni giorno.

di Giovanni Torres La Torre

in memoria di
Anna Frank

Dall’oscura foresta
vento di cattivo augurio
di cui il mondo ha conosciuto
il nome di sventura,
giunge a scuotere i platani
delle città d’Europa,
altri alberi e lampioni
e scantinati che cercavano scampo
al terrore dei giorni,
quando per le strade
le armi dei nazisti e dei nostrani
andavano a caccia di ebrei
e altri innocenti malvisti
dalla tirannide.

La storia lo ricorda come “sabato nero”, un giorno d’autunno, il 16 ottobre del 1943, ancora notte, ore 5,15: dal Portico di Ottavia, città santa, capitale della civiltà occidentale, irrompono nel ghetto cani ed SS di Kappler che rastrellano 1259 cittadini, di cui 200 bambini e 689 donne, per deportarli ad Auschwitz. Solo pochi saranno gli scampati alla soluzione finale. Una tragica storia che non finisce qui.

“SABATO NERO” 1943
di Giovanni Torres La Torre

in memoria delle vittime del
Ghetto di Roma

Sussura ancora l’acqua celeste
delle fontane di Roma
ma va spegnendosi la leggerezza della memoria,
di parole e rumori che si trascinano
a gioco lieve di vento,
autunno di ragione oscura,
bosco arso si fa deserto, cadute le ultime foglie.

di Giovanni Torres La Torre

per la Giornata F.A.I. d’autunno,
15 Ottobre 2017

 

Trovando le cime
lieve suono di vento abbraccia le montagne,
andante cantabile per violini
la nebbia scende per farsi udire,
serena, dopo una notte di meditazione
abbracciata all’autunno degli alberi
rimasti soli, con sogni di nidi.
Madonna sconosciuta, lei sola a lasciare
incanto di luce ovunque giunga,
smarritasi da quelle parti
porge al vento forma immacolata di fiore,
il viandante ringrazia e si esalta
con un racconto di almanacco,
protagonista un nobile cavaliere
ultimo a passare da quelle parti.