di Giovanni Torres La Torre

C‘è ancora un silenzio nascosto di nidi
là dove erano caduti i ricci
con gli occhi riversi al cielo delle fucilazioni
e le foglie ramate d’oro dei nomi dell’epopea
ancora impiccate agli alberi delle strade
o pestate nei sottopassi urbani,
nei pagliericci intossicati di Via Tasso,
appese alla ruggine desolata dei lampioni
o braccate negli inverni delle selvaggine.

In ansia di abbracciare il ritorno dei loro nomi
addobbiamo altari di allori avendo ricevuto in dote
le ferite delle loro maglie di lana
sferruzzate dalle madri della speranza.
Vorremmo meglio capire cosa hanno ancora da dirci
che non abbiano tramandato,
oppure se quei sogni si sono incancreniti.

“Diario pubblico”
di Giovanni Torres La Torre

  – A Fatima Zara Lafram                                             
– Alle fanciulle che corrono per le strade del mondo,
Greta e Martina

Al ventre della Terra
che partorisce le spighe e il melo,
all’angolo divino del regno
che origina la sorgente,
ai passi che corrono i sentieri,
a Fatima per amore di sognare e vivere:
madri e figlie di ogni giorno
con voi le parole della poesia
celebrano i diritti di esistere
senza ferite.

Canta per voi la luce quotidiana
di Acqua, Aria e Terra, del loro ventre
che partorisce la spiga e il melo.

Capo d’Orlando Mare, Aprile 2019

MARCH 8th 2019
by Giovanni Torres La Torre

Incomplete and almost solemn the light of this day
returns where it had already been to brighten the flowers in the balcony
to listen to the music of a piano, wishing to get lost
in the mimosa names, of all old songs
when mothers hang out linens
and byzantine madonnas disguised as hazelnut pickers
ran around singing.
Others, as now, in deserts and on seas along barren thirsty paths
that had lost their sails and leaves and stars,
ravaged by tormenting nightmares
but still taking a bet on human games
to have enough to crave a tender dream again.

There is no other love you can worthily live
name of rivers, seas and mountains without imagining
the spell of a cry of love and insanity
to trust every woman with the world of divinity of their life,
mothers of sons felt among the whiteness of veils
or the hellish sharp and piercing cries of every slum,
gibberish of happy days flying without wings
and burning thirst sinking in waterless wells.

di Giovanni Torres La Torre

Donna Luna ama la solitudine,
spesso le capita di guardarsi allo specchio
e lasciarsi incantare da misteri notturni
che svelano leggende, vagheggiano amori
di grandi alberi con le loro ombre.

Quella notte che il suo viso
apparve incompiuto nel vuoto di una bottiglia,
le gemelle cominciarono a ciarlare
con altri viventi, e chi ascoltava
allibito entrò in scena;
l’arte del riciclo prende tutto
dai cimeli della vita quotidiana,
lo scarto di un amore o di una ferita,
la fine sfortunata di una metafora,
un taglio sul petto della camicia,
un volto che ci assomiglia
in maschera di carta o un’estasi
nel piacere tremante che paralizza.

di Giovanni Torres La Torre

A Claudio Magris, per il suo

Infinito viaggiare

Creatura misteriosa, oh luna!
la poesia cerca il suo nascondiglio,
ascolta la voce quando il tuo lume
ammicca a timidezza di brusio;
passo di sinfonia di spuma
tra tenere erbe
affida alla ricamatrice destini di foglie
e quei nodi di lettere di sterpi
per il petto della camicia
di Federico Garcìa;
“L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti”¹
verso il mare lasciando a riva
altra passione dell’anima antica della vita
metamorfosi di velo che giunge
del più sperduto chicco di spiga.

Maledetti lupi mannari

Parte Seconda, “Diario pubblico”
di
Giovanni Torres La Torre

Ora ha nome uno del branco dei lupi mannari,
e anche la vittima che un bel mattino
è stata sgozzata in una strada di Torino
per la naturale felicità che mostrava.
“L’ho scelto fra tutti gli altri perché mi sembrava
avesse una vita felice”, ha confessato l’assassino
di Stefano Leto.
Sapevamo del branco, ne abbiamo scritto
e tratteggiato il volto di uno, truce
nel gesto del coltello.

Giornata mondiale della felicità

di Giovanni Torres La Torre 

Ove giunge il sentiero all’apparire di due destini,
a manca a salire verso la rupe
e nel declino della ginestra in sua primavera,
quella volta il passo non aspettò,
divinità fluviale aveva deposto la sua carezza
al ciglio della vita e in offerta alla luce
del viandante del giorno dopo.

di Giovanni Torres La Torre

Insidia la sua ombra altro enigma di luna.
Ha concesso un esemplare
ma non hanno sangue doloroso sulle punte
le corna del toro il cui occhio divino
veglia inquieto e guardingo accarezza
il dono del suo doppio,
capriccio mutante di segno zodiacale,
responso d’aquilone di primavera
al desiderio di un sogno.

di Giovanni Torres La Torre

Gli alberi offrono agli uccelli
luogo sereno di arpeggi,
salgono alle cime a prendere luce
o scendono ai passi dei conigli
diluendosi sui primi fiori.

L’ascolto tende al solenne,
alla gioia che torna
nel giorno di Proserpina.
Un coro tenta la sua strada,
indicandola al viandante
si stempera man mano che il sentiero
si allontana torcendo il passo
verso il ruscello che chiama
una presenza che consoli l’ascolto
del sussurro lieve.

di Giovanni Torres La Torre

Non è detto che le pietre
abbiano tutte la stessa storia,
poeti di tempi romantici
cantarono quelle delle macerie;
ad alcune di esse
divinità fluviali hanno dato
residenza provvisoria nei loro letti
affidando al sussurro dell’acqua
il corso della loro leggenda;
sono comunque e sempre nostre,
della vita e della morte.