di Giovanni Torres La Torre

 

Tocca a te, leggere e pura
luce di luna amica del deserto,
foglia dorata sulle rotte dei migranti,
abbracciare i nomi dei vivi
che hai perso per strada
quando l’avventura della loro vita si è conclusa
lasciando alla parola
sgomenta per dire pietà,
un altro dramma, ancora possibile misura
della civiltà occidentale,
dell’uomo che parla ad una lampa
che spegnendosi sulla rotta della speranza
in singulto estremo di fame e sete
ha perso la forza per invocare
un nome confuso di approdo.

di Giovanni Torres La Torre

 

Sopra i monti innamorati negli occhi dei frutti
che guardano il mare
il fuoco ha segnato nuovi confini
e come lupi le fiamme stringono
il sonno del paese con schiamazzi festanti;

Le tirannidi hanno sempre avuto paura della libertà della parola, la sua repressione è connaturata ai regimi totalitari.
Capita anche in paesi democratici, nei quali la parola viene usata per falsificare la realtà e contro la libertà.
Il diritto naturale a tale libertà non trova spesso la solidarietà dei liberi nei confronti degli incatenati; bisogna chiedersi il perché e darsi risposte.
Il poeta affronta la realtà della Turchia ove centinaia e centinaia di giornalisti, scrittori, giudici, insegnanti, avvocati, vengono incarcerati privandoli della libertà di parola, considerata reato.

Alle sbarre della Turchia non arriva goccia di ristoro

di Giovanni Torres La Torre

Non si librano nel cielo
leggere le pure stelle della primavera
cantava il poeta il suo sogno
ma c’è una magia che ha la forza
di oltrepassare i muri
è la parola che canta la liberta’
compagna del vento
che nessun tiranno potrà mai fermare

di Giovanni Torres La Torre

Sullo specchio che guarda l’argento dei margini,
figura sacra di eroe
mostra un ricamo raggrumato in velluto di muschio,
impaurito lo sguardo senza altro futuro
desiderio di bacio la bocca lo ha perduto
e amorevole vena larga del collo
del tempo della gloria
non ha più sangue che chiami aiuto
ma il ginocchio caduto nella polvere
riluce nel bianco del marmo fattosi cristallo
per carezze di viandanti sempre più rari
nei cimiteri della storia che tramanda al vento
il tempo passato e gli anni della figura
posseduta sin dalla periferia della vita
quando l’infanzia si perdeva cavalcioni
sull’ultimo muretto del fiume
e sapeva ascoltare il suo orgoglio
nei giorni che maculavano le mani col mallo
e poco importava la differenza tra le cose
e altre essenze ancora nascoste sotto il cuscino.

di Giovanni Torres La Torre

La collezione di opere di vita e paesaggio di Capo d’Orlando, 1955-2017, organizzata dal Comune, tramite Spazio Loc della Pinacoteca e la direzione del pittore Giacomo Miracola, offre l’occasione al poeta scrittore e artista Giovanni Torres La Torre, – egli stesso tra gli espositori con opere in ceramica “Omaggio a Lucio Piccolo” -, di ripercorrere questo sessantesimo anniversario con un’altra delle sue poesie dedicate al tema del paesaggio e della bellezza, presente in tutte le sue opere, non ultima il libro di poesie intitolato Desiderio di chimera si sublima, edito dalla casa editrice ARACNE, e presente da qualche settimana nelle librerie.
Siamo grati all’Autore che, nostro tramite, ha la possibilità di offrire ai cittadini che ci seguono, la sua parola poetica, un omaggio alla bella storia della Mostra Nazionale di Pittura città di Capo d’Orlando, un tempo definita il più bel fiore all’occhiello della città (ma ora che quel romantico ed elegante ornamento non è più di moda, ci accontentiamo lo stesso della sua nostalgia e del suo rimpianto).

Antonio Puglisi, 98zero.com

 

 

alla città di Capo d’Orlando

 

Puoi solo fantasticare nell’ascolto di un preludio
di violino e violincello,
ma da dove gli orchestrali muovano il largo andante
e l’armonia scenda con i suoi colori
tra le stanze del miele dell’antico castello Bastione,
non è dato sapere.
Certo è, però, che le cadenze tra ombre nascoste
e luci larghe che giungono dal mare,
sanno ancora condurre il viaggio
per rintracciare i lenti silenzi della storia andata,
città d’amore che abbiamo trovato
e i volti dei pittori, i nomi ora inusuali a chiarire
gli echi solenni della loro gloria
o la polvere mai generosa, tra veli di figure fragili
che hanno cercato di illuminare giardini di limoni
nei luoghi ove ora non risplende più
l’antico ornamento dell’oro giallo,
nè si ode il vociare delle ciurme
nè il vento del poeta scendere dall’alto dei comignoli.

di Giovanni Torres La Torre

In memoria della nipote Gea

 

Leggendo e ascoltando si vorrebbero ora trovare
altre parole per arricchire la trama dei libri letti,
e note di dolcezza sconosciuta
per il pentagramma;
indovinare da quale parte di orizzonte
era stato affidato messaggio in bottiglia
ancora in possesso di incompiuto destino.
Si potrebbe chiedere a ciurma di malasorte
aiuto estremo per dipanare la matassa,
ma il vaneggio della cima lanciata
è pari a tatuaggi arabescati con strane ombre,
a note di furore emotivo
come fuoco improvviso nel silenzio del bosco.

Ph Imbesi

di Giovanni Torres La Torre

Intimità di suono,
appena un tremito d’ali
stringe tra le braccia
una presenza che nasconde il corpo,
giocando la sua parte è variazione di violino
o brusio d’ape a siepi di more appena insanguinate,
innocenza vermiglia nell’ultima parola
senza promessa di ritorno affida al mare che amava
il nome greco della Terra.

di Giovanni Torres La Torre

Poi il silenzio di sempre
venne a stringere il collo alla notte
mentre le acque in verde bluastro
della bellezza cantata,
continuavano a battere gli scogli.
Ma, là in agguato, una mano
compagna di strada della vita, ghermiva gli anni
a fanciulla innamorata del mare.
Da sopra il monte, moneta d’oro incompiuta,
la luna, passando tentò di dire qualcosa,
e gli oleandri, fragili e intimi
porsero i loro fiori.

(Nel cielo solenne del monastero di Fragalà, parte seconda)
di Giovanni Torres La Torre

a Nicola Piovani

VII
Non svelare tutto, lascia indovinare
dove conduce il suono,
quale passo nel canto corale cambierà luce
quando premuroso tremore d’ala
inviterà il brusio a sospendersi
nel silenzio che abbassa le palpebre
a firmamenti di lampadari, sicchè
un mondo che sembrava scomparso
inizia a tessere tela sconosciuta di grazia,
farfalla in cerca di altra bellezza
spensierata se ne va giocando
nel biancore di oleandri che guardano
lontananze di mare.