di Giovanni Torres La Torre

Figure di tango vi amo!
tempi binari del Rio de la Plata,
d’Argentina o Uruguay, vi amo!

Fiori popolari di musica e danza,
alberi del cielo e parole e vite di amanti,
vi amo senza pudore!

Nessuno conosce di voi
nome di padre e di madre,
vi amo anche per questo!

Nessuno vide quale amore di sangue e sete cercò il fonte battesimale,
fu allora che la cecità del poeta vi bagnò con sale e acqua,
segnandovi col nome di Pensiero Triste Che Si Balla.

Noi, ora, eredi della bellezza mutante
di quel nome, e dei vostri anni di sorrisi e lacrime e nostri,
vi proclamiamo Patrimonio dell’Umanità.

Capo d’Orlando, Notturno di poesia, musica e danza.
Presentazione del libro “Bellezza Mutante”, di Giovanni Torres La Torre
Piazza Matteotti, venerdì 9 agosto 2019

di Giovanni Torres La Torre

Soavità di silenzio sul mare,
ventaglio di petali di rose
sceso dalla collina in abitino viola
che si schiarisce nell’azzurro
a tenerezza d’onda in fioritura.
E’ un sollievo di carezza d’aria
che il gesto culla con trasparenza di velo
ricamato sul seno notturno delle stelle.
La parola che affiora dai giardini marini
è un godimento che indugia alla soglia della notte,
merletto di languida camicetta
alla risposta dello specchio
interpellato di chi fosse la più bella del reame.

Anche le pietre mostrano la loro anima
innamorata della polvere:
un profilo di carne in venatura di roccia
si fa mutante agli occhi che accarezzano
immagine eterna del bello di natura,
fuggitiva se di nuvola
e transeunte come abbaglio.

di Giovanni Torres La Torre

Si può anche fingere di non udirlo,
ma il suono che parla del tempo della vita
è già sera di istanti
che trattengono il fiato del borgo marinaro,
risonanza che si accarezza allo specchio,
e scruta l’attesa della mano.

Apre il suo gesto nel suono delle prime pietre
un desiderio di sete in sussurro,
ma poi, salendo bacia i volti nel verde di riva
con increspature di lusinghe,
improvvise agli occhi ma presenza perenne
nell’insenatura che accolse Ducezio.

Memorie di viaggi resistono ancora
su gelsi della collina di Calacta,
nel sonno selvatico del fico
e più in là, siepe dell’anima
nel silenzio innamorato del suo respiro.

A ben ascoltare, un garrire di rondini festose sotto la luna
cerca l’ultimo quarto che ancora nasconde la sua bellezza mutante.

La grande regina del firmamento,
amorevole amica di ogni dolcezza,
anche quando cambia vestitino e si tinge di nero,
sussurra: “Amiche belle,
tornate domani,
sarà altra festa!”.

Bella Costa, 12 luglio 2019

Bosco di CaroniaPh. Carlo Columba

Troverà il suo cielo ala di farfalla
alla collina
nell’ansia di partire
e in sua bellezza volitiva
con dolcezza di occhi
si farà rapire
dall’azzurro biancore dell’infinito.

Resteranno nella vigna
file incomposte di desideri svaniti
e in sogno
a recitare pagine di rimpianti
di quella vita.

Capo d’Orlando, in collina, 7 Luglio 2019

di Giovanni Torres La Torre

Sono foglie smaniose quando sentono
sotto il pelo della camicia
il martello di un battente sul noce innocente del petto.
Sussultano nel silenzio
l’echeggiare del ferro
e le voci che in supplenza
chiamano nomi.
Eppure, la ruggine di cuore alla toppa
aveva i grumi delle cose remote,
e i rovi, scalcinati negli occhi
di scasci di muratura,
senza più lacrime per piangere.

Capo d’Orlando, Biblioteca Comunale, 2 luglio 2019

Piccola galleria “Arte itinerante”

Aforisma del giorno:
Se il silenzio non si lascia accarezzare, corre al suo deserto

di Giovanni Torres La Torre

In quel camminare di tratti d’ombra,
a parlarci ed ascoltare, avventure mentali di eleganza
si connettono con gli orientamenti
di quelle bellezze di nervature di foglie
che amano però smarrirsi nei bordi
ove giungono, ai confini, per ritrovarsi.

Ti prende per mano, all’ultimo grappolo,
una stretta di carezza, e nei filari
delle sere, uno smarrimento di periferie esistenziali,
il fallimento della vendemmia
come se le parole di tutti gli alfabeti,
di innesti o potature non fossero state sufficienti.
In supplenza, ora, ritrovi in calice
di altro vino, una consolazione
come in nido che non vede altra residenza,
luogo quieto che fu di vita di raccolto
e poi, commiato di farfalla, inquietudini di ala
che veleggiano l’ultima collina
forse a cercare un’isola di silenzio con nome di vento.

di Giovanni Torres La Torre

E’ ancora lei, a piedi nudi e lieve nei polpastrelli di luce
a bussare alla vetrata dei fiori.
Ivi, petali di tante anime si consolano nei colori di Plinio
sulla guancia ricamata di un cuscino,
e, alla sera, nel saluto alla chiaria di prima
che già in confidenza con trame
di misteri notturni non si sottrae.

Bussa ancora, cercando riparo,
come quella volta rapita in camicia da notte
dal barbiere del paese, visionario lettore
di Miguel De Cervantes
quando declamava le sue follie
a malcapitati di una passata di barba.

Parte seconda


di Giovanni Torres La Torre

Larga e tranquilla nel gesto di una carezza
che ha dormito per tutta la notte,
la stella del mattino apre il concerto del mare.
La risacca incede con passo da sposa
e la sua spuma si fa trina e velo;
luce di bellezza erede della luna piena
annuncia la figura del giorno
con numeri e alfabeti e bolle di sapone
che cercano anime da abitare,
lasciate le infinite stelle ai loro sogni
e gli amanti intenti a tramare le passioni dei loro giorni.

Sinfonia del Mare era andata sull’Astro di Astolfo
a passeggio con un corteo di nuvole
e lumini incerti di palpiti di stelle;
alla prima che si accosta, lieve in scarpette da minuetto,
la bella amorosa chiede:
“Come mai da queste parti e in ore di sogni, amiche belle?”.
Una di quelle e con vezzo da operetta, rivela:
“Siamo in visita per onorare la tua luce;
c’è un granaio nell’Isola della Formica,
da quel grumo nascosto
a riva e per segrete gallerie giungono bianche giumente
cariche di frumenti per ingravidare la terra:
puoi illuminarci la strada
per la festa dell’accoglienza, oh amica dei misteri?”.

di Giovanni Torres La Torre

Vocazioni armoniche squillano con fiati lontani,
evocano leggende dell’anima, essenze fragili
di notturno di gelsomini
con eterna figura di orlo dorato
di collare di luna in cerca di lucciole
nel campo che sconfina verso il fiume
e le note del pianoforte di Gelsomino Senza Tempo.

Si può immaginare siano
traslazioni di note dell’anima,
trombe e flauti che vagolano per la valle;
nel sogno non si lasciano svanire
altre cadenze di bellezza immaginifica
di pitture con prati fioriti ed erbe medicinali,
di giallori di margherite e altre risonanze
di colori di Plinio.
Si può anche incontrare, da quelle parti di acque di mulino
un castagno con silenzi nascosti di ricci
o di altre siepi arabe
con intagli materni sui lenzuoli di lino,
o altri angoli di ricami in delirio
a raccontare una passione di volo di farfalla,
il salto veloce di una ninfa, nuda nel piede
al guado per altra riva.

di Giovanni Torres La Torre

Alle porte chiuse di Franco Blandi
nel 1° maggio 2019                        

Muto, il chiodo della ruggine
non allerta più il vicino di casa
anch’egli smarritosi
per le strade del mondo.

Non si ode il violino cigolare
al castagno delle porte,
non trema nell’angolo
la palpebra di luce al ritratto degli antenati,
né riposa il lievito
nella creta di antica eucarestia
coperta con foglia di fico.