di Giovanni Torres La Torre

L’infinito che cerchiamo
risiede nei giardini dell’anima
col nome di magica figura di astronomia
amica dell’avventura del navigante.
Le sementi di quella terra di desideri
dispongono di tanta innocenza,
in ogni zolla possiamo trovare una elegia
o il canto del grillo o della cicala,
la parola della fatica di vivere
e il suono di ogni altro crepitìo
quando il chicco si spacca nel cuore
per fuoco di avversi destini.

di Giovanni Torres La Torre

Guizzi di violini annunciano la primavera,
si accostano alla luce con carezze d’ali
in cerca del territorio della loro estate
folgoranti paesaggi tra elementi di natura e dell’anima,
simbiosi necessaria alla bellezza che giunge
da un silenzio emotivo nel bel mezzo di una sinfonia.
Da quelle parti della vita, scorre il fiume
di Federico III d’Aragona.

di Giovanni Torres La Torre

Complessità lenta di tante cose della vita
consuma i giorni;
le parole, a volte sorridono sensi di umorismo
ma quando un cielo azzurro si spalanca
invitandoti nel suo precipizio,
la lusinga si riprende la scena,
una vena di sangue riapre l’adagio musicale
e il bosco rinnova il fiato con un transito
di coro e sconosciute figure
di danza e di farfalle.

di Giovanni Torres La Torre

“La luna era lontana, a imbiancare parole d’amore!”,
esclamò la civetta dalla residenza nascosta tra intrecci vegetali
di incipiente primavera.
Non si udirono i colpi di accetta che stroncano in due
la colonna della dimora lasciando al notturno richiamo
vocazione di partire o restare.
In mezzo al guado, i due silenzi
sostarono agghindati e attoniti senza alcuna sillaba
che chiarisse il significato di quella cerimonia.

Resta ancora quella sospensione di notte incerta che confina
con la chiarìa della prima stella,
là che la melodia del fiume non smette di raccontare
storie del mondo e del paradiso vivente
di zolle definitive di sonno.

di Giovanni Torres La Torre

Ninfa della fonte conduce per mano
morbidezza di spuma,
goccia dopo goccia il fiume cresce negli anni,
apre le braccia quando s’allegra
salutando gli oleandri,
dalla parte che appare l’incanto
in carne di Venus di Milo
solenne nel marmo.

8 MARZO 2019
di Giovanni Torres La Torre

Incompiuta e quasi solenne luce di questo giorno
ritorna dove era già stata in visita ai fiori della veranda
ad ascoltare suono di pianoforte e col desiderio di perdersi
nei nomi delle mimose, di canzoni di una volta
di quando le madri sciorinavano lenzuoli
e madonne bizantine travestite da raccoglitrici di nocciole
si rincorrevano nei canti.
Altre, come ora, per deserti e per mari e per sentieri
smarriti di sete di vele e di foglie e di stelle
che non si vedono, devastate nell’incubo che le perseguita
e nell’umana scommessa di sapere ancora restare
capaci di un sogno di tenerezza.

Non c’è altro amore che si possa degnamente vivere,
nome di fiumi di mari e di montagne, senza immaginare
gli intervalli di un grido di amore e demenza
per confidare ad ogni donna la divinità terrena
della loro vita, madre dei figli percepiti tra candori di veli
o strilli di inferni nelle baraccopoli del mondo,
vaneggiamenti di giorni felici, che volano senza ali
e arsure che sprofondano in pozzi senza acqua.

Sinfonia del mare

di Giovanni Torres La Torre

Non c’è sosta allo svanire della luce
del vento appena giunto in sussurro
un lamento, quasi, che chiama
somiglianza vaga di cavallo bianco
avventurosa fuga
cui affidare parola di speranza
in cerca delle orme del senno perduto.

Calore di mani stringe nel saluto
arrivo e partenza di altra onda
confida silenzi
indaga da quale parte illanguidisce l’orizzonte
giudica che non possa ancora spegnersi
senza aver riferito messaggi di divinità
a rituali che accarezzano tenerezze
e giochi dell’infanzia lontana
che rincorrono fiumi.

di Giovanni Torres La Torre

Luce che orna e disadorna come nelle belle figure
del giorno che si fa notte, o di quando
l’alba apre una ferita
che saetta dalla collina, dai libri dell’insonnia
che offrono innamoramenti di bellezza,
o dalla marina che ondeggia a serpentina
lasciando i tepori dei tetti alle tegole già sveglie
per volgere il giorno alle vele che salpano
all’orizzonte delle Isole di Cristallo.

Possono essere belle carezze degli occhi
altre linee che tondeggiano ferri di balaustre
in cerca di un raccordo tra dita
che intrecciandosi cercano il punto
ove chiudere il passo del ricamo.
Non sai dove giungere nel viaggio che proclami
per desiderio di abbracciare belle ombre
nell’assoluto che nessuno può negare,
pietra miliare al limite di un confine infinito
che esiste nel sublime, o anche in mezzo al guado
generoso al sussurro musicale della vita
che corre verso l’estremo limite.

di Giovanni Torres La Torre

Ancora una volta sono andati via
i giorni della merla
con la delusione stretta sotto le ali,
un dolore per il lutto del mantello
che non vuole mutare
nel bianco di una rosa.

Non sono uguali i due colori
dell’anima del giorno e della notte;
tengono quel fiato
nella somiglianza
di mani di innamorati,
quando la sera scolora
e dopo l’alba apre le finestre,
allegra congiunge la voce
al nome degli astri del desiderio.

di Giovanni Torres La Torre

Figure inquiete di costellazioni
si aggirano a chiedere alle amiche
cosa stia accadendo all’argento dorato che declina
nella luce prossima al rosso di fuoco.
Non c’è disegno ignoto che confonda gli occhi
al voluttuoso sorpasso che si abbandona
cercando in altro scialle
conforto di calore alla sua tiepida anima.