Terra dei fuochi

TERRA DEI FUOCHI

di Giovanni Torres La Torre

I
Quale altro cielo tenterà l’aquilone
tra fumi pestiferi che sporcano ali d’uccelli
calura di morte che scioglie le cere di Icaro
in questo autunno quando migrano
nel giro consueto delle stagioni
sorvolando questa parte di inferno
nella terra un tempo felice?


Quali altre zolle
cercheranno le cicale e le formiche
e che amori le fanciulle
e quali prati per correre i bambini superstiti
e i padri nel vederli crescere
e i contadini per piantare e spiantare
e raccogliere i frutti del loro lavoro?
Quali future primavere
inviteranno farfalle ballerine
a posarsi su fiori avvelenati
e quale miele innamorera’ ancora
la bocca della giovinezza
nella Terra dei fuochi?

II
Di quale mondo abbiamo memoria
e di quali paesaggi della Campania Felix
nel rimpianto della parola che fu di Plinio il Vecchio
per le terre coltivate dall’antica sapienza contadina
e bellezza del paesaggio
che un tempo generoso aveva depositato
nell’anima nella carne e nelle pietre
di quel mondo oramai leggenda?
E perché altri uomini di fango
e malefici ingegni
hanno devastato avvelenandola
la memoria dei luoghi
il suolo l’aria le acque
il seno delle madri
il sorriso dei bambini?

III
Quali armonie resteranno
di canti suoni e dialetti
per dire la maledizione e lo sgomento degli antenati
di pagine di scrittura e regole grammaticali
di belle parole dei maestri della perduta infanzia?
e quali libri di scienze ed erbe medicinali
che hanno guarito passioni di conoscenza e ferite
fatiche di uomini e armenti
in questa terra ora impestata dagli untori?
e quali ritratti di santi
cercheranno ancora devozione
ai bordi degli specchi della vita
che presi dal cancro sfarinano
nell’argento che muore?

IV
Bastimenti di morte
scendevano da Nord a Sud
per inondare di fiele
le terre della Campania
con la complicità di tanti municipi
deputati senatori governatori e prefetti
tutori della Legge
in grande parte muti per vilta’
indifferenti al dolore delle madri
e alle pene delle piccole vittime
dei padri e delle famiglie martoriate
sordi al suono delle campane
ciechi all’inchiostro di giudici giornalisti sindaci
medici e scrittori.

V
Luna visionaria che continua il suo viaggio
nei cieli appestati della Terra dei fuochi
stanca e dolente per il lutto alle porte delle case
e i nomi che escono nei lamenti delle madri
coi ritratti nell’addio alla vita fresco di inchiostro
che lasciano senza promessa di tornare.
Luna del funesto chiarore
nella notte dei briganti della camorra
delle persiane chiuse nel fondo della notte
e malandrina
quando albeggia
alle balaustre di tanti municipi
ove sbiancano le belle bandiere
nella vergogna del silenzio
mentre garriscono a Casal di Principe
e altre ancora per miracolo che si ripete
nel petto dei superstiti
nei cortei e nei viaggi funebri d’ogni giorno.

Ottobre – novembre, 2013

 

 

Questo testo di Torres è stato incluso nell’opera musicale “La fabbrica infuocata” di Giorgio Tedde, edita da Meister Musica, Berna, ed eseguita nell’ambito del festival Antidogma Musica a Torino il 10 Giugno 2014. Qui potete scaricare la presentazione del festivalil libretto dell’opera e l’articolo <<“La fabbrica illuminata” nel cinquantenario diventa “infuocata” >> di Franca Sinagra Brisca, tratto dal settimanale “Centonove” del 20 Giugno 2014

Questa poesia fa parte della raccolta
Luna Visionaria, Prova d’Autore, 2015,
Prefazione di Stefano Lanuzza
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