Lettera a Malala Yousafzai

LETTERA A MALALA YOUSAFZAI

di Giovanni Torres La Torre

I

Trasale sulla lavagna
il singhiozzo delle parole spezzate
e improvviso
l’abisso innocente dei giorni
si spalanca, profondo
in crateri cupi di dolore.
Si sganciano gli anelli delle tende,
prive di levità d’ali
sono morte nel gioco
le farfalle
mentre giovani mani
smarriscono i colori dell’arcobaleno
tra banchi e libri arrossati di sangue.

II

Chi verr
dopo i giorni cupi dello spavento,
scaverà solchi di memoria
sotto i nomi delle lapidi
per esecrare il delitto dei miliziani,
truci nel pelo di iena
dei loro mantelli.

III

I boschi del Pakistan
a ogni primavera
– quando tornerà –
entreranno in altra musica
per cullare i volti appena sbocciati
e ora nel mesto profilo
della pietra assopita nel silenzio eterno.

IV

Le tue parole, Malala
fiere come trombe
suonino ancora la condanna
a nome di milioni di esseri umani
per la ferocia dei Taliban pachistani
nella strage di Peshawar,
per gli scolari dello Yemen,
per le donne della Nigeria
martoriate perché cristiane,
per le chiese saccheggiate
e i templi di altre civiltà,
per le madri e i bambini
della scuola di Kaa Albir,
per Salva Bugaighis
eroina libica
e mille, mille ancora
a soffrire e morire,
foglie sacre del grande bosco
della vita.
Racconta ogni giorno al mondo,
con la tua limpida voce
questo dolore della terra:
né fiori
né fili d’erba
né spighe di grano
sorprenderà la luna
a rincorrersi per le colline
dove andavano ragazzi
a raccogliere frutti,
a inseguire uccelli,
a scuola di numeri
e di alfabeti.
Nei giorni di questo terribile mondo,
tu che puoi farlo
con limpida voce di giovinezza,
canta la libertà,
ancora, ancora,
ti prego.

Capo d’Orlando, 17-20 dicembre 2014

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