Eterna goccia creatrice

ETERNA GOCCIA CREATRICE

di Giovanni Torres La Torre

Giornata mondiale della poesia, 2017

I
Sontuosa forma appesa e devota a sua natura,
consolatrice dona una goccia
al becco pensoso del fonte persosi nel bosco,
luogo dell’anima ove vivono le Naiadi,
ninfe delle dolci acque alle cui pozze
si dissetano selvaggina e armenti
e i pastori che molano coltelli
su cigli teneri di pietra.
Tra quelle divinità mortali,
la mitologia vuole che Aretusa fosse la più bella,
per i boschi resiste ancora il suo fiore.
Là ascolti anche un nome di universale bellezza,
di altra intonazione, di ninfa del bosco della memoria
di nome Eco, il cui amore per Narciso
fu sventura di voce, persa
per lungo chiamare che le conferì
il nome che ancora confonde.
Ancestrale armonia di colori, profumi e suoni,
estasi cui induce, fuggitivo per valli
a salire e scendere, richiamo che si consola
sino a quando, stanco di vagolare,
a sole morente si rifugia nel sonno dei cimiteri
lasciando all’orizzonte del mare
smarrimenti in cerca di quiete,
piccole bacinelle notturne di luna che si specchia
nel silenzio che ancora dura
a Portella di Femmina morta, la cui sventura
assomiglia alla tragedia di Eco.

II
Cascatelle d’acqua sorelle del torrente,
coi loro antichi nomi evocano altri luoghi
di belle concrezioni minerali in perenne metamorfosi,
in forma di figure pensose
spericolate in sembianze di apostoli,
animali teatranti, marmi sbiancati nella luce,
madonne nei profili di raccoglitrici di nocciole,
sontuosità di scuola gaginesca
in estasi di ossa e carne.
Forme che si trasfigurano
per come la goccia creatrice dispone,
seni di purpurei corbezzoli
sottratti alla luce.

III
Goccia che oscilla alla brezza,
all’ansia di mani a giumella;
goccia alle cannelle dei quartieri popolari,
agli sbalzi delle figure
accarezzate sulla fronte, volti superstiti ai saccheggi
e di cui qualcuno ancora si innamora;
goccia ristoro della povertà,
dell’arbusto che risorge sotto la grondaia
ora possesso di alberi di fico
il cui miele alle labbra spaccate
nutre gli uccelli;
gocce d’acqua che si rompe
nell’atto della creazione nel ventre delle madri;
acqua che i bambini delle baraccopoli
raccolgono con recipienti di plastica,
smalti sdentati, tesori bianchi e azzurri
dei mondezzai.
Goccia dei fiumi sacri
del dio Anapo in terra di Sicilia,
di Ermo, figlio di Oceano nella terra del tiranno,
del Tigri e dell’Eufrate;
acqua dei grandi mari e del Mediterraneo,
musei di lontanissime civiltà e di morti.
Gocce d’acqua, anello di congiunzione
fattosi fiume e sul quale
Caronte
nel suo viaggio ininterrotto
trasmigra dalla vita alla morte
a depositare il perduto seme.

Goccia che parte e che torna alla vita
in viaggio perenne.

Capo d’Orlando, marzo 2017

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