“Sabato nero” 1943

La storia lo ricorda come “sabato nero”, un giorno d’autunno, il 16 ottobre del 1943, ancora notte, ore 5,15: dal Portico di Ottavia, città santa, capitale della civiltà occidentale, irrompono nel ghetto cani ed SS di Kappler che rastrellano 1259 cittadini, di cui 200 bambini e 689 donne, per deportarli ad Auschwitz. Solo pochi saranno gli scampati alla soluzione finale. Una tragica storia che non finisce qui.

“SABATO NERO” 1943
di Giovanni Torres La Torre

in memoria delle vittime del
Ghetto di Roma

Sussura ancora l’acqua celeste
delle fontane di Roma
ma va spegnendosi la leggerezza della memoria,
di parole e rumori che si trascinano
a gioco lieve di vento,
autunno di ragione oscura,
bosco arso si fa deserto, cadute le ultime foglie.
Vorremmo sentire il respiro dell’erba
nel palpito del seme,
è amore che ancora conosce il colore bruciato
dell’oro rapinato agli ebrei,
ma non può durare a lungo, e la sua luce
lentamente marcisce nel ghigno dei ricci,
sottratti i frutti alla bocca dell’ultima stagione.

Solitari, a chi ama
le anime innocenti dei bambini, all’ascella
della foglia del mirto, sbocciano fiori bianchi
simbolo della parola che si fa canto
nella gloria che consegna alle lapidi,
porzione di scrittura studiata per durare
nel tempo della sete, nota musicale
il cui nome si compone e scompone,
incompiuto alfabeto di inquietudine,
tormento esistenziale che risale il corso della sorgente
in una corale che cerca il personaggio
della lunga sete, la cellula della luce
che si perde poco a poco.

Capo d’Orlando, 16 Ottobre 2017

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