Paesaggi umani delle parole e delle cose

di Giovanni Torres La Torre

per la Giornata F.A.I. d’autunno,
15 Ottobre 2017

 

Trovando le cime
lieve suono di vento abbraccia le montagne,
andante cantabile per violini
la nebbia scende per farsi udire,
serena, dopo una notte di meditazione
abbracciata all’autunno degli alberi
rimasti soli, con sogni di nidi.
Madonna sconosciuta, lei sola a lasciare
incanto di luce ovunque giunga,
smarritasi da quelle parti
porge al vento forma immacolata di fiore,
il viandante ringrazia e si esalta
con un racconto di almanacco,
protagonista un nobile cavaliere
ultimo a passare da quelle parti.
Più in suso dormono ancora pietre e muschi
del castello di Federico II d’Aragona,
nell’antico paese sulla Valle del Timeto
e che la storia ricorda col nome di Petra,
ove giunsero, in quei tempi,
parole d’altre genti.
Ma sono i sommacchi e gli origani
e i gelsi di oltremare,
i nomi dei torrenti e delle contrade,
le fisionomie di arnesi e terraglie,
dei numeri alle porte,
sono essi che accompagnano la misura dei giorni,
nella terra che viviamo, un tempo
chiamata Valdemone.

II
Musica e poesia cantate dal vento
o nel grido disperato del fuoco,
con dolcezza e furore in cerca
dei luoghi della memoria, ove l’età ha lasciato
i fiume dell’infanzia e i giochi,
il piano delle balate, sottocasa,
e le pietre delle trazzere,
ora possesso di rovi e della sete dei grilli,
ove nessuno ascolta più il silenzio.

Capo d’Orlando, 12 Ottobre 2017

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