di Giovanni Torres La Torre

Donna Luna ama la solitudine,
spesso le capita di guardarsi allo specchio
e lasciarsi incantare da misteri notturni
che svelano leggende, vagheggiano amori
di grandi alberi con le loro ombre.

Quella notte che il suo viso
apparve incompiuto nel vuoto di una bottiglia,
le gemelle cominciarono a ciarlare
con altri viventi, e chi ascoltava
allibito entrò in scena;
l’arte del riciclo prende tutto
dai cimeli della vita quotidiana,
lo scarto di un amore o di una ferita,
la fine sfortunata di una metafora,
un taglio sul petto della camicia,
un volto che ci assomiglia
in maschera di carta o un’estasi
nel piacere tremante che paralizza.

di Giovanni Torres La Torre

A Claudio Magris, per il suo

Infinito viaggiare

Creatura misteriosa, oh luna!
la poesia cerca il suo nascondiglio,
ascolta la voce quando il tuo lume
ammicca a timidezza di brusio;
passo di sinfonia di spuma
tra tenere erbe
affida alla ricamatrice destini di foglie
e quei nodi di lettere di sterpi
per il petto della camicia
di Federico Garcìa;
“L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti”¹
verso il mare lasciando a riva
altra passione dell’anima antica della vita
metamorfosi di velo che giunge
del più sperduto chicco di spiga.

Maledetti lupi mannari

Parte Seconda, “Diario pubblico”
di
Giovanni Torres La Torre

Ora ha nome uno del branco dei lupi mannari,
e anche la vittima che un bel mattino
è stata sgozzata in una strada di Torino
per la naturale felicità che mostrava.
“L’ho scelto fra tutti gli altri perché mi sembrava
avesse una vita felice”, ha confessato l’assassino
di Stefano Leto.
Sapevamo del branco, ne abbiamo scritto
e tratteggiato il volto di uno, truce
nel gesto del coltello.

Giornata mondiale della felicità

di Giovanni Torres La Torre 

Ove giunge il sentiero all’apparire di due destini,
a manca a salire verso la rupe
e nel declino della ginestra in sua primavera,
quella volta il passo non aspettò,
divinità fluviale aveva deposto la sua carezza
al ciglio della vita e in offerta alla luce
del viandante del giorno dopo.

di Giovanni Torres La Torre

Insidia la sua ombra altro enigma di luna.
Ha concesso un esemplare
ma non hanno sangue doloroso sulle punte
le corna del toro il cui occhio divino
veglia inquieto e guardingo accarezza
il dono del suo doppio,
capriccio mutante di segno zodiacale,
responso d’aquilone di primavera
al desiderio di un sogno.

di Giovanni Torres La Torre

Gli alberi offrono agli uccelli
luogo sereno di arpeggi,
salgono alle cime a prendere luce
o scendono ai passi dei conigli
diluendosi sui primi fiori.

L’ascolto tende al solenne,
alla gioia che torna
nel giorno di Proserpina.
Un coro tenta la sua strada,
indicandola al viandante
si stempera man mano che il sentiero
si allontana torcendo il passo
verso il ruscello che chiama
una presenza che consoli l’ascolto
del sussurro lieve.

di Giovanni Torres La Torre

Non è detto che le pietre
abbiano tutte la stessa storia,
poeti di tempi romantici
cantarono quelle delle macerie;
ad alcune di esse
divinità fluviali hanno dato
residenza provvisoria nei loro letti
affidando al sussurro dell’acqua
il corso della loro leggenda;
sono comunque e sempre nostre,
della vita e della morte.

di Giovanni Torres La Torre

Come se erano parenti intimi
un musicante e la Rosa Canina
si intrattenevano in lamentazione
dell’amicizia antica con il dipartito,
della sua vita bella e della morte.
A passo di fanfara, il primo trombeggiava
come se il corteo fosse tutto suo
e il pescatore morto di crepacuore
un pretesto per tirare in ballo
marcette funerarie di noti compositori.
“Andrà in paradiso”, motteggiò Rosa Canina,
“quaggiù era un dio del mare
e lo chiamavano Glauco, un gran signore!”.

di Giovanni Torres La Torre

L’infinito che cerchiamo
risiede nei giardini dell’anima
col nome di magica figura di astronomia
amica dell’avventura del navigante.
Le sementi di quella terra di desideri
dispongono di tanta innocenza,
in ogni zolla possiamo trovare una elegia
o il canto del grillo o della cicala,
la parola della fatica di vivere
e il suono di ogni altro crepitìo
quando il chicco si spacca nel cuore
per fuoco di avversi destini.

di Giovanni Torres La Torre

Guizzi di violini annunciano la primavera,
si accostano alla luce con carezze d’ali
in cerca del territorio della loro estate
folgoranti paesaggi tra elementi di natura e dell’anima,
simbiosi necessaria alla bellezza che giunge
da un silenzio emotivo nel bel mezzo di una sinfonia.
Da quelle parti della vita, scorre il fiume
di Federico III d’Aragona.