Visita alla dèa Thaina nella rupe del torrente Ghida

di Giovanni Torres La Torre

A figure ancestrali
di visibilità mutanti

Non più rosso chiaro di violaceo di rupe,
né le delicate ombre e il canto
e la tana scura del tuo sonno, oh Thaina!,
ma visione sporca di polvere,
modello esemplare di bruttezza.
Ove erano abbozzi di animali sacri
e candelabri,
ivi sovrastano voragini che hanno violato
colonne di cattedrali, di quando
ascoltavano scorrere le voci divine di Ghida,
ruscellare cori di tutte le stagioni
in venerata compagnia.
Non più sentieri di conigli
con piccole trame di congiunzione,
e rifugi, con pianerottoli ove
gli abitatori dei luoghi ricevevano
visite quotidiane di eleganti calzari
di fanciulle svelte nelle caviglie,
allegre nel dire silenziose parole d’amore.

Ogni volo che giungeva con doni,
portava in compagnia modulazioni di passo
delle sue montagne, un racconto del viaggio,
un gesto a indicare la lontananza,
e con la mano sul petto un desiderio
di ascoltare la musica del mito dei luoghi.

Se riuscirà ad oltrepassare la porta del sogno,
fiore giallino di altra zolla
metterà radici ai bordi del torrente
e ascolterà musiche sino allora mai udite,
in fuga verso il mare, oltre i ruderi
del ponte romano, portandosi tra le braccia
sterpi e doti di finitezza di cocci
di quando sembianze umane di divinita’
abitavano regni leggendari.
Conchiglie e fossili sottratti a montagne lontane,
ai fianchi delle rocche
affideranno le prime emozioni, seppure imprecise,
all’acqua del Rosmarino, al suo corteo sonoro
che le accompagnerà sino alla foce,
nell’approdo definitivo di figure ancestrali
di visibilità mutanti.
Sarà allora possibile
percepire la presenza di una divinita’
come bellezza di parola
nel dettare metafore alla poesia.

II
Si affacciava all’acqua del torrente
pennuncolo monumentario di roccia,
vaga statua di natura
a guardia di bocche di tane
tra arbusti di divinità, erbe miracolose e sacre,
la Sanguinaria, pianta del Sole
benefica nelle relazioni amorose
e ammaliatrice nelle ore consigliate da Venere.

III
Quei ricoveri di silenzi di muschio
della dèa Thaina, gli echi di parole
finalmente suggerite da voce oracolare
e giunte con messaggeri di Apollo,
si erano rifugiati nel tempio
che i bracconieri non osano violare.

IV
Alla tua soglia, oh Tana!, un’ala
viene ancora a cercare la carezza dell’alba della prima stella.

Capo d’Orlando, Ottobre 2018

 

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