Le Stanze, poesia-progetto

“DIARIO PUBBLICO”
di Giovanni Torres La Torre

Le stanze dei libri e delle parole non scritte:
il galloitalico e gli spartiti,
altri suoni di legni di telai, ricami di torrenti e fiumi,
alberi frangivento nei nomi donati dal grande arabo Edrisi
che venendo da queste parti chiamò saie e zagare
con la sua lingua, i suoi numeri e i mulini ad acqua,
le corali contadine all’anto e i suoni delle campane.

Riposano ora lemmi e quartare stefanesi,
muri a secco e balate dei costruttori della bellezza,
del paesaggio, del regie trazzere,
le amiche sacre della mitologia
e del latte per i nutrichi delle madri
senza orgoglio di seno contadino
illanguidito nell’ultima epopea di sconfitta.

Le cariatidi dei paesi di pietra
e leoni senza gloria sotto lastre di balconi, reclamano un ricordo;
lo reclamano le Società Operaie
e dei Militari in Congedo,
gli oratorii e gli organi a canne,
i cavalli e gli armenti ai bivieri,
il Museo sonoro del bosco della memoria
e l’ombra sua che scrive e parla,
le Quaranta facce di carbone dei fossoni di Calacta,
di Ducezio e di Cecilio Scarcagnato,
le madonne dolenti di Gaggini
e gli orologi solari e i cieli solenni
del Monastero di Fragalà,
i prati giallini e rossi di sangue
di graminacee e di papaveri di Carmine Battaglia,
il Museo di San Salvatore di Fitalia
e gli allori della vallata di Venere, i gelsomini dei parchi fluviali
e degli oleandri, la fiumara della Dea Taina del Rosmarino
e la rocca di Alunzio che lentamente scompare.

Cantano ancora le fisarmoniche delle vendemmie,
i canti contadini e la chitarra di Ferrandino Mezzo Senno,
la Casa delle culture; non hanno smesso di vivere
altre pazziate del Piano delle Luminarie
lamentandosi di non morire,
imparato il gioco, non hanno finito di sognare.

Continuano a vivere le loro pene sogni d’amore,
le novene e i presepi nei piccoli labirinti dei giorni,
dell’anima dei sentimenti e della ragione.
Non si trovano nomi di stelle
da consegnare a quelle fuggite dai deserti,
dalle macerie di altre civiltà
di numeri e geometrie, erbe medicinali,
cibi di povertà,
strutture di castelli e tonnare,
mitologie e luoghi e scienze di cieli,
punti esistenziali di riferimento
e nomi di sirene e divinità dei boschi,
della caccia, dei venti e delle intemperie,
dell’amore, della gelosia,
dei miti che viviamo senza conoscerne i nomi.

Fisionomie e visibilità mutanti
di suoni e di parole in metamorfosi,
nel Bosco sonoro della memoria,
per le strade dei nostri paesi umani:
i Giudei, il cavallo sanfratellano
i Misteri di ogni paese, i teatri viaggianti
Naso illustrata, il trappeto degli zùccheri
a Malvacino in Val Dèmone,
l’Ignorante Qualunque ad amministrare la Storia,
vandalo di ogni memoria che oltrepassi il suo calcagno,
di carteggi e libri sacri e di parole e di memorie:
ammàtula chiamava nomi di nicàri (elementi greci),
erano sbirràti al Piano delle Balate (el.arabo);
i campèri rubavano (V.fr.provenzale)
tagli di carne che i carnizzèri urlavano (catalano,castigliano),
e altre antiche voci dimenticate che precludono
la comprensione di livelli di universalità di emozioni:
persi i suoni delle parole e delle chitarre
la ragione non riesce più a elaborare.

LE STANZE, BISOGNA APRIRE LE STANZE
DI QUESTO SOGNO INCOMPLETO,
UNA BIBLIOTECA DEI NEBRODI,
UNA PICCOLA BABILONIA,
UN ALTRO MONASTERO NEL MONASTERO DI FRAGALA’,
IL MONASTERO DELLA CULTURA DEL PARCO DEI NEBRODI
LAICO E SACRO, DI STORIA, MUSICA POESIA, CINEMA, ARGILLA
TEATRO, DANZA, CULTURA DEL CORPO IN MOVIMENTO,
O IN ESTASI UMANA O DI SANTI, PIETRE, LEGNI, PENTAGRAMMI,
ROTTAMI DEL FARE UMANO, FERRI, ORCHESTRAZIONI
DELLE MOLTEPLICI ATTIVITA’ DI INGEGNO E LAVORO,
UN SOGNO, NON CON LA TESTA SOTTO I GUANCIALI,
UN GIARDINO, UN GIARDINO DI INNESTI…

Capo d’Orlando, 7 ottobre 2019

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