di Giovanni Torres La Torre

La collezione di opere di vita e paesaggio di Capo d’Orlando, 1955-2017, organizzata dal Comune, tramite Spazio Loc della Pinacoteca e la direzione del pittore Giacomo Miracola, offre l’occasione al poeta scrittore e artista Giovanni Torres La Torre, – egli stesso tra gli espositori con opere in ceramica “Omaggio a Lucio Piccolo” -, di ripercorrere questo sessantesimo anniversario con un’altra delle sue poesie dedicate al tema del paesaggio e della bellezza, presente in tutte le sue opere, non ultima il libro di poesie intitolato Desiderio di chimera si sublima, edito dalla casa editrice ARACNE, e presente da qualche settimana nelle librerie.
Siamo grati all’Autore che, nostro tramite, ha la possibilità di offrire ai cittadini che ci seguono, la sua parola poetica, un omaggio alla bella storia della Mostra Nazionale di Pittura città di Capo d’Orlando, un tempo definita il più bel fiore all’occhiello della città (ma ora che quel romantico ed elegante ornamento non è più di moda, ci accontentiamo lo stesso della sua nostalgia e del suo rimpianto).

Antonio Puglisi, 98zero.com

 

 

alla città di Capo d’Orlando

 

Puoi solo fantasticare nell’ascolto di un preludio
di violino e violincello,
ma da dove gli orchestrali muovano il largo andante
e l’armonia scenda con i suoi colori
tra le stanze del miele dell’antico castello Bastione,
non è dato sapere.
Certo è, però, che le cadenze tra ombre nascoste
e luci larghe che giungono dal mare,
sanno ancora condurre il viaggio
per rintracciare i lenti silenzi della storia andata,
città d’amore che abbiamo trovato
e i volti dei pittori, i nomi ora inusuali a chiarire
gli echi solenni della loro gloria
o la polvere mai generosa, tra veli di figure fragili
che hanno cercato di illuminare giardini di limoni
nei luoghi ove ora non risplende più
l’antico ornamento dell’oro giallo,
nè si ode il vociare delle ciurme
nè il vento del poeta scendere dall’alto dei comignoli.

di Giovanni Torres La Torre

In memoria della nipote Gea

 

Leggendo e ascoltando si vorrebbero ora trovare
altre parole per arricchire la trama dei libri letti,
e note di dolcezza sconosciuta
per il pentagramma;
indovinare da quale parte di orizzonte
era stato affidato messaggio in bottiglia
ancora in possesso di incompiuto destino.
Si potrebbe chiedere a ciurma di malasorte
aiuto estremo per dipanare la matassa,
ma il vaneggio della cima lanciata
è pari a tatuaggi arabescati con strane ombre,
a note di furore emotivo
come fuoco improvviso nel silenzio del bosco.

Ph Imbesi

di Giovanni Torres La Torre

Intimità di suono,
appena un tremito d’ali
stringe tra le braccia
una presenza che nasconde il corpo,
giocando la sua parte è variazione di violino
o brusio d’ape a siepi di more appena insanguinate,
innocenza vermiglia nell’ultima parola
senza promessa di ritorno affida al mare che amava
il nome greco della Terra.

di Giovanni Torres La Torre

Poi il silenzio di sempre
venne a stringere il collo alla notte
mentre le acque in verde bluastro
della bellezza cantata,
continuavano a battere gli scogli.
Ma, là in agguato, una mano
compagna di strada della vita, ghermiva gli anni
a fanciulla innamorata del mare.
Da sopra il monte, moneta d’oro incompiuta,
la luna, passando tentò di dire qualcosa,
e gli oleandri, fragili e intimi
porsero i loro fiori.

(Nel cielo solenne del monastero di Fragalà, parte seconda)
di Giovanni Torres La Torre

a Nicola Piovani

VII
Non svelare tutto, lascia indovinare
dove conduce il suono,
quale passo nel canto corale cambierà luce
quando premuroso tremore d’ala
inviterà il brusio a sospendersi
nel silenzio che abbassa le palpebre
a firmamenti di lampadari, sicchè
un mondo che sembrava scomparso
inizia a tessere tela sconosciuta di grazia,
farfalla in cerca di altra bellezza
spensierata se ne va giocando
nel biancore di oleandri che guardano
lontananze di mare.

di Giovanni Torres La Torre

a Nicola Piovani

I
Non trovavi chi eri andato a cercare,
d’altro canto potevi anche ingannarti
non conoscendo ombra di ritratto,
né turbamento di musica
né stupore che regge bellezza di sua scrittura.
Poteva anche essere foglia curativa
per lenire un dolore
o fiore a basso stelo che ascolta un suono
in luogo di meditazione.

 

di Giovanni Torres La Torre

Vi maledica il canto del gallo
quando aprirà l’alba
al sorgere del sole sulle montagne
devastate dal vostro fuoco.

Vi maledica nel sonno
e ovunque cerchiate riparo
il muggito degli armenti
arsi vivi dal vostro fuoco.

Vi maledicano la paglia nascosta dei nidi
e i canto che più non si ode
soffocati dalla vostra cenere
nell’arsura del vostro fuoco.

di Giovanni Torres La Torre

A volte, la grazia e l’amore che le parole contengono, in poesia soprattutto, riescono a dire storie incredibili di bellezza.
È questo il tema sul quale il nostro poeta insiste ancora, con i suoi notturni: ritorna il mare sotto il monte di Capo d’Orlando.
È annunciata intanto la prossima pubblicazione del libro di poesie “Desiderio di chimera si sublima”, (prefazione dello scrittore di Francesco Ingrillì) con ARACNE editrice, tra qualche settimana nelle librerie.

 

In verde bluastro di bella pittura
si veste l’estate,
da sotto il monte di Orlando
ove sonnecchiano pietre di antiche leggende,
onda dopo onda
muta nel lieve vento che non è di mare,
ascolta il suo cantare ragazza dai piedi scalzi,
punta lo sguardo
sull’azzurro turchino di un fazzoletto di cielo
che si perde nelle lontananze delle Isole di Cristallo.

di Giovanni Torres La Torre

La vasta tematica dei “diritti umani” è sempre stata presente in tutte le opere di Torres La Torre, sin da una delle prime, il romanzo “Bandiere di fili di paglia, di cui il filosofo francese Enry Birault, docente alla Sorbona, scrisse “[…] opera che affonda le sue radici nella inquietudine umane” (v. sito dell’A.).
Si annovera, tra le altre, il murale di S. Piero Patti, paese natale dell’artista, dedicato lo scorso anno a Rehanè Kurdi.

In memoria di Rehanè, madre
di Alan e Ghalib Kurdi, sposa
perduta di Abdullah.
(Giornata del Rifugiato, 2017).

 

Quando la vita avrà smesso
di ricordare la terra del vostro ultimo sonno
e anche il suono di voce
si sarà perso per sempre,
una parola, rimasta da qualche parte
tornerà a farsi sentire, memoria di una tragedia
in scena sulla spiaggia di Bodrum,
fine del viaggio dell’aquilone
quando avverte, nel sussulto del volo,
il filo che allenta segnando il punto
ove incrocia la morte,
persa la rosa dei venti.

di Giovanni Torres La Torre

In memoria di Paolo Borsellino, Agostino
Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo
Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio
Troina, vittime del terrorismo mafioso,
nel 25° anniversario della strage,
19 luglio 1992-19 luglio 2017

Appena una pausa, da Capaci a Via d’Amelio
un sussulto di volo di farfalla superstite al rogo
trasecola al limite della collina,
un altro terremoto, il tempo di guardarsi negli occhi
chiedere i nomi degli ultimi morti,
contarli e abbracciare i vivi
nell’inganno di un conforto.