di Giovanni Torres La Torre

 

La fotografia di Silvia Ripoll López
nasce da una immaginazione di insolita eleganza,
archetipo di esperienza figurativa
nella riproposizione di un vissuto
le cui figure si ritrovano concluse
nell’armonia di un arazzo,
trama di musulmani di Spagna.


di Giovanni Torres La Torre

Il gozzo di Caronte ha già traghettato
lasciando ad altra riva lontananza azzurra d’acqua,
lentezza di rema, sonno di pesci
e nome di barca intenti a guardare
punto vagante, tramonto che in cuor suo
ti accompagna all’ultimo scalone,

di Giovanni Torres La Torre

La luce possiede la sinfonia del bosco e del mare
il teatro degli uomini e delle cose
le parole che cercano il silenzio
quando si sospendono ad ascoltare
il racconto di Giovanni Granata
i flauti della memoria che l’accompagnano
e tramandano lontananze
il bosco della memoria
con gli uccelli di Daniel Messiaen
i fiumi dell’infanzia e altri luoghi
le cui ombre scorrono in lente sospensioni
lamenti di canto della voce dono di madre
nel latte delle erbe della terra natale
lungo il viaggio che muta la vita
di ogni giorno.

di Giovanni Torres La Torre

in memoria di
Anna Frank

Dall’oscura foresta
vento di cattivo augurio
di cui il mondo ha conosciuto
il nome di sventura,
giunge a scuotere i platani
delle città d’Europa,
altri alberi e lampioni
e scantinati che cercavano scampo
al terrore dei giorni,
quando per le strade
le armi dei nazisti e dei nostrani
andavano a caccia di ebrei
e altri innocenti malvisti
dalla tirannide.

La storia lo ricorda come “sabato nero”, un giorno d’autunno, il 16 ottobre del 1943, ancora notte, ore 5,15: dal Portico di Ottavia, città santa, capitale della civiltà occidentale, irrompono nel ghetto cani ed SS di Kappler che rastrellano 1259 cittadini, di cui 200 bambini e 689 donne, per deportarli ad Auschwitz. Solo pochi saranno gli scampati alla soluzione finale. Una tragica storia che non finisce qui.

“SABATO NERO” 1943
di Giovanni Torres La Torre

in memoria delle vittime del
Ghetto di Roma

Sussura ancora l’acqua celeste
delle fontane di Roma
ma va spegnendosi la leggerezza della memoria,
di parole e rumori che si trascinano
a gioco lieve di vento,
autunno di ragione oscura,
bosco arso si fa deserto, cadute le ultime foglie.

di Giovanni Torres La Torre

per la Giornata F.A.I. d’autunno,
15 Ottobre 2017

 

Trovando le cime
lieve suono di vento abbraccia le montagne,
andante cantabile per violini
la nebbia scende per farsi udire,
serena, dopo una notte di meditazione
abbracciata all’autunno degli alberi
rimasti soli, con sogni di nidi.
Madonna sconosciuta, lei sola a lasciare
incanto di luce ovunque giunga,
smarritasi da quelle parti
porge al vento forma immacolata di fiore,
il viandante ringrazia e si esalta
con un racconto di almanacco,
protagonista un nobile cavaliere
ultimo a passare da quelle parti.

“Il socialismo italiano è nato nell’anarchismo… e ancora oggi il DNA anarchico credo giochi un ruolo… spaccarsi è una malattia antica”, Emanuele Macaluso, intervista a La Repubblica, 5 ottobre 2017.

 

Le foglie morte cadono a mucchi¹

di Giovanni Torres La Torre

Le foglie morte cadono a mucchi…,
ricorda, ancora che puoi farlo, le parole del poeta.
A vederle cadere, oro rubato, sotto il mantello
di un castagno, la memoria rintraccia una nostalgia,
ma sono i volti dei padri, altro grande amore
che ritorna nelle fisionomie umili nei loro pastrani,
dote di antenati, che profumano ancora di fumo di carbone,
trattengono la nebbia che non scolora, il biancore
del latte di quando il gregge veniva munto nello stazzo;

di Giovanni Torres La Torre

 

Tocca a te, leggere e pura
luce di luna amica del deserto,
foglia dorata sulle rotte dei migranti,
abbracciare i nomi dei vivi
che hai perso per strada
quando l’avventura della loro vita si è conclusa
lasciando alla parola
sgomenta per dire pietà,
un altro dramma, ancora possibile misura
della civiltà occidentale,
dell’uomo che parla ad una lampa
che spegnendosi sulla rotta della speranza
in singulto estremo di fame e sete
ha perso la forza per invocare
un nome confuso di approdo.

di Giovanni Torres La Torre

 

Sopra i monti innamorati negli occhi dei frutti
che guardano il mare
il fuoco ha segnato nuovi confini
e come lupi le fiamme stringono
il sonno del paese con schiamazzi festanti;

Le tirannidi hanno sempre avuto paura della libertà della parola, la sua repressione è connaturata ai regimi totalitari.
Capita anche in paesi democratici, nei quali la parola viene usata per falsificare la realtà e contro la libertà.
Il diritto naturale a tale libertà non trova spesso la solidarietà dei liberi nei confronti degli incatenati; bisogna chiedersi il perché e darsi risposte.
Il poeta affronta la realtà della Turchia ove centinaia e centinaia di giornalisti, scrittori, giudici, insegnanti, avvocati, vengono incarcerati privandoli della libertà di parola, considerata reato.

Alle sbarre della Turchia non arriva goccia di ristoro

di Giovanni Torres La Torre

Non si librano nel cielo
leggere le pure stelle della primavera
cantava il poeta il suo sogno
ma c’è una magia che ha la forza
di oltrepassare i muri
è la parola che canta la liberta’
compagna del vento
che nessun tiranno potrà mai fermare