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Nel 70º anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani

Diario pubblico di Giovanni Torres La Torre

 

Vi cerco, groppi di sete e fame,
tiranni dei continenti
fiumi di fogne;

vi cerco, porte sbarrate
urlo nelle scale
segnali che negano chicchi di grano;

vi cerco, filo spinato
altari senza calici
e lame che fremono al cuore dei santi;

vi cerco, briganti di passo,
untori delle terre dei fuochi
e contrabbandieri di veleni;

vi cerco, biscazzieri di Stato
predoni e mercenari,
mezzani di tresche e losche faccende;

vi cerco, monete false,
calendari senza feste
tamburi di morte;

vi cerco, carcerieri della parola,
piromani di roghi di libri,
macellai di chi scrive e di chi legge;

vi cerco, voci di lusinghe,
respiri di iene sulla carne dei bambini,
infami carcerieri di nidi innocenti;

di Giovanni Torres La Torre

Bellezza di luoghi accoglie una visita,
accende segnali di incenso
a nutrimento di attese illumina
ombre di sentieri ove vivono
magiche forme, divinità dei boschi,
fantasmi, già in età grande svelano gli ultimi destini,
ritrovano orme nascoste di altri mondi,
veli di bellezza e controcanto
a quel profumo sacro di resina:
fascino di essere e non essere,
di realtà e surrealta’
che si slanguano l’anima
e si baciano le mani.

Capo d’Orlando, 3 Dicembre 2018

Per augurio ai visitatori della Mostra di Silvia Ripoll López, Barcellona Pozzo di Gotto, dall’ 8 al 18.12.2018.
Galleria Progetto città

di Rosario Andrea Cristelli

Silvia Ripoll López nasce a Barcellona di Spagna il 22 marzo 1961. Si laurea in storia antica e archeologia presso l’università di Madrid. Studiosa e pubblicista, ha svolto con entusiasmo e dedizione la professione di archeologa in diverse nazioni. Ha vissuto e lavorato nella città di Padova condividendo la sua vita privata con il marito, un medico siciliano che verrà prematuramente a mancare nel 2011. Nel 2013 decide di trasferirsi con le sue due figlie a Capo D’Orlando, alla ricerca di luce, mare ma soprattutto delle radici familiari, scoprendo anche la passione per il territorio dei monti Nebrodi, la catena montuosa della Sicilia settentrionale (provincia di Messina) che, assieme alle Madonie ad ovest e ai Peloritani ad est, costituiscono parte dell’Appennino Siculo.

di Giovanni Torres La Torre

Annunciano nome di poesia, ma non scorgi fiore stellare,
è lontana la radura del bosco di montagna
ove si nutre Centaurea minore di Chirone,
di quando curò dolore di ferita all’anima.
Fiancheggiano il fiume erbe per intrecciare ghirlande,
là, tra orme a grumo di fango,
un passero cerca sollievo alla sete.
Spirito di Mania dilaga un fiato di scirocco,
lentamente si defila verso il mare
cercando qualcosa che manca, forse stupore
di richiamo di suono, più lontano,
a limpidezza d’acqua capace di donare la sua lacrima,
ad aloni di miracoli di azzurri bianchi cieli
di cieli di nuvole, a scendere verso i ruderi
del ponte romano dell’antica Consolare,
là che un cedro solitario resiste in vita,
soggetto alla sfera astrale di Giove
e custode di ultime zolle.

“Diario pubblico” di Giovanni Torres La Torre

[…] altre volte, in schegge di bianco e nero,
è quel loro segnale poetico che rimane,
quasi attesa che torni la sera,
nostalgia lenta a lumino di ritratto,
che non si consuma, che non vuol liberarsi
del dono della solitudine, grazia
ricevuta con offerta giallina
di fiore che resta in ascolto di fiume
perenne musica che scende
in visita al mare,
in cerca di “altro, altrove, ancora”.

di Giovanni Torres La Torre

Andate, voi che lo potete,
a suonare un requiem
nei luoghi devastati
ove respirava
il bosco dei violini.

Non suoneranno più gli alberi
note di pianoforte
né di violoncelli
contrabbassi e mandolini.

Andate voi, nel bosco di Paneveggio,
orchestrali dell’anima del mondo,
a suonare un requiem,
senza altro clamore,
una sola preghiera al silenzio.

Capo d’Orlando, 2 Novembre 2018

di Giovanni Torres La Torre

Torneranno a raccontare il viaggio
con toni di Ballerina gialla e Falco pellegrino,
di altri richiami incantanti cari al poeta.
Sentiremo anche dire di cori
del Maestro Olivier Messaien,
del cielo fattosi lago sui tetti dei paesi dimenticati,
dei fiumi, dei canneti e delle terre di antichi frumenti,
di cori, lecci e corbezzoli
e sugherete delle Caronie, terra di fatica contadina.

di Giovanni Torres La Torre

A figure ancestrali
di visibilità mutanti

Non più rosso chiaro di violaceo di rupe,
né le delicate ombre e il canto
e la tana scura del tuo sonno, oh Thaina!,
ma visione sporca di polvere,
modello esemplare di bruttezza.
Ove erano abbozzi di animali sacri
e candelabri,
ivi sovrastano voragini che hanno violato
colonne di cattedrali, di quando
ascoltavano scorrere le voci divine di Ghida,
ruscellare cori di tutte le stagioni
in venerata compagnia.

di Giovanni Torres La Torre

Accarezza il fiore della trama,
aspettando l’alba si intenerisce il telaio:
filo per filo nel pettine,
danza di piedi e mani e di navetta,
intreccio di spole colorate;
ma quando, al punto giusto lascia la mano
e il tac-tac si incanta,
la semplicità del silenzio scruta altro alone,
amorevole presenza di lontananza di volti
e rughe di ricami.
Ancora una volta, la luce riappare,
luminosa metafora
dell’ombra; profumo nascosto di gigli
in lode a malie di coro, fugge
dai silenzi del convento delle carmelitane.
Di quel che rimane, altra sete si adagia
su fuochi spenti, si fa pietra di focolare,
ciglio di memoria poco indulgente
come se la vita passata fosse una colpa,
e gli amori senza più voce
rimpianti da consumare: sono i momenti del desiderio,
di quando il non detto cerca ancora eredi,
reclama la presenza di parole conclusive,
una distanza che si avvicini e prenda per mano
il viandante, stelo di origano in vertigini di falco,
fanciullo del vicolo che non riesce a sognare.

di Giovanni Torres La Torre

Zolle d’autunno
stringono margheritine dorate
ancora vive,
custode dell’ultima spiga smarrita
tepore di nido accarezza la bocca
della rosa settembrina.
In breve sussulto, volto di altra spina
indugia sulla strada di Venere
in transito sul Sole
con riflesso argentato di specchio.
Sciolte, le chiome del salice
con voce amante tra rami di più luce
svelano natura di pianta cara a Saturno,
fortuna di rabdomanti
nella divinazione di bacchetta magica.