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Penso all’ignavia delle Istituzioni preposte alla tutela del verde pubblico.
È oramai una malefica tendenza nazionale saccheggiare il paesaggio urbano ed agricolo con sconsiderate potature.
Si distrugge la bellezza di un bene tanto decantato, ma organizzazioni criminali proseguono indisturbate

“Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?”. ” Eloì, Eloì, lemà sabactàni?”. Il paesaggio e la bellezza Cartolina Torres Capo d’Orlando estatecultura 2020

Pubblicato da Giovanni Torres La Torre su Martedì 14 luglio 2020
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A quel confine di bordi di terra
che conduce il cammino di Persefone,
già si rinnovano sui monti
i nomi in dotazione alla dèa
resiste però una conoscenza
per continuare a vivere
le infinite differenze della vita.

Altre distese chiamano la nuova luce
e nessuna fuga minaccia eccesso di amori
e a ferita di natura
congiunge in aiuto
altri sguardi di bellezza di gemme,
ragioni profonde
del mistero del silenzio.

Coro di natura sui monti di Ducezio
si tramuta in fantasma danzante,
rinnova figure cangianti dell’anima
in mistero di altre maschere
e ogni realtà in pena del suo narciso
a pelo d’acqua
infigura un’ altra fisionomia di pausa musicale.

Ph. di Federico Garsia, monti Nebrodi
Febbraio 2021
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TERRA DEI FUOCHI

di Giovanni Torres La Torre

I
Quale altro cielo tenterà l’aquilone
tra fumi pestiferi che sporcano ali d’uccelli
calura di morte che scioglie le cere di Icaro
in questo autunno quando migrano
nel giro consueto delle stagioni
sorvolando questa parte di inferno
nella terra un tempo felice?


Quali altre zolle
cercheranno le cicale e le formiche
e che amori le fanciulle
e quali prati per correre i bambini superstiti
e i padri nel vederli crescere
e i contadini per piantare e spiantare
e raccogliere i frutti del loro lavoro?
Quali future primavere
inviteranno farfalle ballerine
a posarsi su fiori avvelenati
e quale miele innamorera’ ancora
la bocca della giovinezza
nella Terra dei fuochi?

II
Di quale mondo abbiamo memoria
e di quali paesaggi della Campania Felix
nel rimpianto della parola che fu di Plinio il Vecchio
per le terre coltivate dall’antica sapienza contadina
e bellezza del paesaggio
che un tempo generoso aveva depositato
nell’anima nella carne e nelle pietre
di quel mondo oramai leggenda?
E perché altri uomini di fango
e malefici ingegni
hanno devastato avvelenandola
la memoria dei luoghi
il suolo l’aria le acque
il seno delle madri
il sorriso dei bambini?

III
Quali armonie resteranno
di canti suoni e dialetti
per dire la maledizione e lo sgomento degli antenati
di pagine di scrittura e regole grammaticali
di belle parole dei maestri della perduta infanzia?
e quali libri di scienze ed erbe medicinali
che hanno guarito passioni di conoscenza e ferite
fatiche di uomini e armenti
in questa terra ora impestata dagli untori?
e quali ritratti di santi
cercheranno ancora devozione
ai bordi degli specchi della vita
che presi dal cancro sfarinano
nell’argento che muore?

IV
Bastimenti di morte
scendevano da Nord a Sud
per inondare di fiele
le terre della Campania
con la complicità di tanti municipi
deputati senatori governatori e prefetti
tutori della Legge
in grande parte muti per vilta’
indifferenti al dolore delle madri
e alle pene delle piccole vittime
dei padri e delle famiglie martoriate
sordi al suono delle campane
ciechi all’inchiostro di giudici giornalisti sindaci
medici e scrittori.

V
Luna visionaria che continua il suo viaggio
nei cieli appestati della Terra dei fuochi
stanca e dolente per il lutto alle porte delle case
e i nomi che escono nei lamenti delle madri
coi ritratti nell’addio alla vita fresco di inchiostro
che lasciano senza promessa di tornare.
Luna del funesto chiarore
nella notte dei briganti della camorra
delle persiane chiuse nel fondo della notte
e malandrina
quando albeggia
alle balaustre di tanti municipi
ove sbiancano le belle bandiere
nella vergogna del silenzio
mentre garriscono a Casal di Principe
e altre ancora per miracolo che si ripete
nel petto dei superstiti
nei cortei e nei viaggi funebri d’ogni giorno.

Ottobre – novembre, 2013

 

 

Questo testo di Torres è stato incluso nell’opera musicale “La fabbrica infuocata” di Giorgio Tedde, edita da Meister Musica, Berna, ed eseguita nell’ambito del festival Antidogma Musica a Torino il 10 Giugno 2014. Qui potete scaricare la presentazione del festivalil libretto dell’opera e l’articolo <<“La fabbrica illuminata” nel cinquantenario diventa “infuocata” >> di Franca Sinagra Brisca, tratto dal settimanale “Centonove” del 20 Giugno 2014

Questa poesia fa parte della raccolta
Luna Visionaria, Prova d’Autore, 2015,
Prefazione di Stefano Lanuzza
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Si dischiudono i tepori
di altra bellezza
e tornano nell’ansia di vivere
voli per appuntamenti amorosi di primavera.

Di voci e silenzi
si rinnovano le gioie,
natura delle cose mai morte
non cerca un nulla ove tornare.

Altro principio è vita rimasta a nidi
a rinnovare infanzie di mondi
anime di incanti creativi
emozioni di baci di luce e di Venere.

Laboratorio delle scritture
Torres

I non luoghi dell’anima
da qualche parte
hanno una residenza,
basta scavare macerie superstiti.

Ma una sola volta del viaggio
si decide di non tornare
e sin dal bicchiere della staffa
si implora il vento a confondere le tracce.

“È nell’ordine naturale della vita”,
consolò la Luna passando,
“il dono ultimo che si chiede
è potersene andare in pace”.

Laboratorio dei linguaggi Torres
Capo d’Orlando, Messina
24.2.2021

Dall’ artiglio del leone all’orma della mano,
dal miracolo del seme delle stagioni
alle cifre di antenati su tovaglioli
e alle pene di Aracne e Persefone,
altre assonanze e dissonanze della vita
continuano a tessere e disfare
destini di oroscopi
col gesto delle mani che sanno parlare
tante lingue sconosciute
piantare e spiantare spighe e parole
forare suoni di canne fuggire e tornare
con o senza vele di suono di vento.

Sicilianze, Il Vertice libri, 1981
Un libro alla volta,
Mondadori point, piazza Matteotti, Capo d’Orlando

Non moriranno
neanche quando il fiato
avrà interrotto
il viaggio
di partire e tornare
sulle nostre strade.

Sono turni di venti di flauti
le cui note di rose
fioriscono primavere
e per infiniti orizzonti
creano e vivono i possibili destini.

Come suoni divini
le cui anime si confidano
in molteplici svelamenti
le loro storie altro non sono
che misteriche varianti creative di emozioni.

Laboratorio dei linguaggi Torres
Capo d’Orlando, Messina
15.2.2021

Non hanno più voglia di raccontare
I remi tirati in barca
Nello spazio corporeo del fasciame
Ove anche il nome
Della piccola balena bianca
Ha sbiadito
Il turchino del suo ricamo.

Tra reti di intrighi di viaggi
Non più mani di pirati
Cercano approcci di gesti quotidiani
Sicchè altri spazi si sono impitriti su ancoraggi di fianchi
Stanchi di avventure e lune propizie
Di notturni
Verso le Isole di Cristallo.

Ora
Nel silenzio di una qualche consistenza di memoria
Fortuna di ogni amore
Solo la musica de mare
Coinvolge
L’apparenza delicata
Di qualche silenzio
Di relazione che sopravvive nel frusciare di bassa riva.

Laboratorio dei linguaggi Torres
Capo d’Orlando, 15.2.2021

Andandosene
portarono via anche la porta
lasciando l’ alfabetiera
perché nessuno potesse scrivere
nelle proprie memorie
di aver bussato invano.

Ancora più generoso
il tempo che venne dopo
che aprì alla visita della Luna
l’ astronomia dei sogni
e alle farfalle fantastici viaggi.

Ma altri angeli colombi vagabondi
tra cannicci di trazzere marine
ritrovarsi in amoroso convivio di baccanti
a tubare senza ritegno
l’amore che si era disperso in quotidiani
naufragi di inconsistenze.

Laboratorio dei linguaggi Torres
Capo d’Orlando 12.02.2021

Si può presumere
siano fisionomie di primavere vicine
che tornano a far visita alla dèa Thiana
sulla rupe del Rosmarino,
ma le loro ansie di grazie
pare vogliano cercare,anche
il primo grande stupore della vita
al cospetto di Gea,
l’amore per non perderla
e sopravvivere, affidandosi al disegno
di meccanismi originari
del grande disegno vegetativo.

Arriveranno, siamo sempre in attesa,
momenti allarmati, come naturale che sia
la difesa del salvamento
sarà allora fisiologica, di una concezione degli amori
come le note di un pentagramma
che si confondono in flauti di vento
miscelando scoli notturni di grondaie
palpebre di lampe e orazioni
della normalità del mondo,
delle inquiete metamorfosi di sogni e nuvole.