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Parte seconda


di Giovanni Torres La Torre

Larga e tranquilla nel gesto di una carezza
che ha dormito per tutta la notte,
la stella del mattino apre il concerto del mare.
La risacca incede con passo da sposa
e la sua spuma si fa trina e velo;
luce di bellezza erede della luna piena
annuncia la figura del giorno
con numeri e alfabeti e bolle di sapone
che cercano anime da abitare,
lasciate le infinite stelle ai loro sogni
e gli amanti intenti a tramare le passioni dei loro giorni.

Sinfonia del Mare era andata sull’Astro di Astolfo
a passeggio con un corteo di nuvole
e lumini incerti di palpiti di stelle;
alla prima che si accosta, lieve in scarpette da minuetto,
la bella amorosa chiede:
“Come mai da queste parti e in ore di sogni, amiche belle?”.
Una di quelle e con vezzo da operetta, rivela:
“Siamo in visita per onorare la tua luce;
c’è un granaio nell’Isola della Formica,
da quel grumo nascosto
a riva e per segrete gallerie giungono bianche giumente
cariche di frumenti per ingravidare la terra:
puoi illuminarci la strada
per la festa dell’accoglienza, oh amica dei misteri?”.

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di Franca Sinagra Brisca

Il nuovo libro di Franca Sinagra Brisca, presente anche nella sezione Ospiti, appena pubblicato da Pungitopo, è una biografia che intende ricostruire la misconosciuta storia  di vita della galatese Teresa Fazio, moglie dell’on. Francesco Lo Sardo, martire di libertà nelle carceri fasciste, e che si pregia della presentazione di Simona Mafai.

di Giovanni Torres La Torre

Vocazioni armoniche squillano con fiati lontani,
evocano leggende dell’anima, essenze fragili
di notturno di gelsomini
con eterna figura di orlo dorato
di collare di luna in cerca di lucciole
nel campo che sconfina verso il fiume
e le note del pianoforte di Gelsomino Senza Tempo.

Si può immaginare siano
traslazioni di note dell’anima,
trombe e flauti che vagolano per la valle;
nel sogno non si lasciano svanire
altre cadenze di bellezza immaginifica
di pitture con prati fioriti ed erbe medicinali,
di giallori di margherite e altre risonanze
di colori di Plinio.
Si può anche incontrare, da quelle parti di acque di mulino
un castagno con silenzi nascosti di ricci
o di altre siepi arabe
con intagli materni sui lenzuoli di lino,
o altri angoli di ricami in delirio
a raccontare una passione di volo di farfalla,
il salto veloce di una ninfa, nuda nel piede
al guado per altra riva.

di Giovanni Torres La Torre

Alle porte chiuse di Franco Blandi
nel 1° maggio 2019                        

Muto, il chiodo della ruggine
non allerta più il vicino di casa
anch’egli smarritosi
per le strade del mondo.

Non si ode il violino cigolare
al castagno delle porte,
non trema nell’angolo
la palpebra di luce al ritratto degli antenati,
né riposa il lievito
nella creta di antica eucarestia
coperta con foglia di fico.

 

di Giovanni Torres La Torre

C‘è ancora un silenzio nascosto di nidi
là dove erano caduti i ricci
con gli occhi riversi al cielo delle fucilazioni
e le foglie ramate d’oro dei nomi dell’epopea
ancora impiccate agli alberi delle strade
o pestate nei sottopassi urbani,
nei pagliericci intossicati di Via Tasso,
appese alla ruggine desolata dei lampioni
o braccate negli inverni delle selvaggine.

In ansia di abbracciare il ritorno dei loro nomi
addobbiamo altari di allori avendo ricevuto in dote
le ferite delle loro maglie di lana
sferruzzate dalle madri della speranza.
Vorremmo meglio capire cosa hanno ancora da dirci
che non abbiano tramandato,
oppure se quei sogni si sono incancreniti.

“Diario pubblico”
di Giovanni Torres La Torre

  – A Fatima Zara Lafram                                             
– Alle fanciulle che corrono per le strade del mondo,
Greta e Martina

Al ventre della Terra
che partorisce le spighe e il melo,
all’angolo divino del regno
che origina la sorgente,
ai passi che corrono i sentieri,
a Fatima per amore di sognare e vivere:
madri e figlie di ogni giorno
con voi le parole della poesia
celebrano i diritti di esistere
senza ferite.

Canta per voi la luce quotidiana
di Acqua, Aria e Terra, del loro ventre
che partorisce la spiga e il melo.

Capo d’Orlando Mare, Aprile 2019

MARCH 8th 2019
by Giovanni Torres La Torre

Incomplete and almost solemn the light of this day
returns where it had already been to brighten the flowers in the balcony
to listen to the music of a piano, wishing to get lost
in the mimosa names, of all old songs
when mothers hang out linens
and byzantine madonnas disguised as hazelnut pickers
ran around singing.
Others, as now, in deserts and on seas along barren thirsty paths
that had lost their sails and leaves and stars,
ravaged by tormenting nightmares
but still taking a bet on human games
to have enough to crave a tender dream again.

There is no other love you can worthily live
name of rivers, seas and mountains without imagining
the spell of a cry of love and insanity
to trust every woman with the world of divinity of their life,
mothers of sons felt among the whiteness of veils
or the hellish sharp and piercing cries of every slum,
gibberish of happy days flying without wings
and burning thirst sinking in waterless wells.

di Giovanni Torres La Torre

Donna Luna ama la solitudine,
spesso le capita di guardarsi allo specchio
e lasciarsi incantare da misteri notturni
che svelano leggende, vagheggiano amori
di grandi alberi con le loro ombre.

Quella notte che il suo viso
apparve incompiuto nel vuoto di una bottiglia,
le gemelle cominciarono a ciarlare
con altri viventi, e chi ascoltava
allibito entrò in scena;
l’arte del riciclo prende tutto
dai cimeli della vita quotidiana,
lo scarto di un amore o di una ferita,
la fine sfortunata di una metafora,
un taglio sul petto della camicia,
un volto che ci assomiglia
in maschera di carta o un’estasi
nel piacere tremante che paralizza.

di Giovanni Torres La Torre

A Claudio Magris, per il suo

Infinito viaggiare

Creatura misteriosa, oh luna!
la poesia cerca il suo nascondiglio,
ascolta la voce quando il tuo lume
ammicca a timidezza di brusio;
passo di sinfonia di spuma
tra tenere erbe
affida alla ricamatrice destini di foglie
e quei nodi di lettere di sterpi
per il petto della camicia
di Federico Garcìa;
“L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti”¹
verso il mare lasciando a riva
altra passione dell’anima antica della vita
metamorfosi di velo che giunge
del più sperduto chicco di spiga.

Maledetti lupi mannari

Parte Seconda, “Diario pubblico”
di
Giovanni Torres La Torre

Ora ha nome uno del branco dei lupi mannari,
e anche la vittima che un bel mattino
è stata sgozzata in una strada di Torino
per la naturale felicità che mostrava.
“L’ho scelto fra tutti gli altri perché mi sembrava
avesse una vita felice”, ha confessato l’assassino
di Stefano Leto.
Sapevamo del branco, ne abbiamo scritto
e tratteggiato il volto di uno, truce
nel gesto del coltello.